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Dalla Groenlandia all’Ucraina, passando da Milano: le nature based solutions funzionano meglio con la nostra partecipazione

di webmaster | Feb 27, 2026 | Tecnologia


Oltre all’entusiasmo dei partecipanti, il progetto ha già prodotto dati concreti: le temperature superficiali nella piazza sono diminuite fino a 1,5 gradi Celsius nelle giornate più calde, l’inquinamento acustico è calato grazie alla barriera vegetale e il microclima interno alle aiuole favorisce l’insediamento di specie vegetali e microbiche prima assenti. La piazza funge da modello replicabile per altre aree urbane italiane.

Soluzioni di comunità come norma

Allargando lo sguardo alle tante altre nature based solution che come queste tre hanno attecchito sul suolo europeo e globale, la fisica Chiara Baldacchini sottolinea l’importanza e la necessità di integrare in modo strutturale le comunità nei progetti. “Già quando è nato il concetto con la World Bank, nel 2008, la partecipazione della comunità era un elemento centrale. In Europa questo aspetto è spesso trascurato, ma il nuovo Global Standard dell’Iucn lo rafforza esplicitamente. Il co-design e il co-management non sono opzionali: senza di essi un progetto non può considerarsi efficace”, afferma Baldacchini.

Ricercatrice dell’Università della Tuscia, esperta in soluzioni basate sulla natura, Baldacchini evidenzia come la partecipazione non possa essere standardizzata. “Non si può applicare lo stesso approccio ovunque – spiega –. Una comunità lombarda risponde diversamente rispetto a una siciliana. Anche a livello europeo, paesi con tradizioni amministrative e culturali differenti reagiscono in modo diverso a interventi partecipativi”.

Per questo, raccogliere dati sulla percezione locale, sulle aspettative e sui possibili conflitti diventa parte integrante del progetto, non un elemento accessorio.

Un altro nodo cruciale è il monitoraggio. “Per valutare i benefici di una Nbs bisogna misurare i servizi ecosistemici in modo standardizzato. Se non lo fai, non sai se la soluzione funziona”. Temperature, qualità dell’aria, capacità di ritenzione idrica, benessere percepito: senza indicatori chiari, i risultati restano dichiarazioni di principio. “Misurare, adattare, misurare ancora: questo è il management adattativo. È l’unico modo per trasformare un progetto pilota in un modello replicabile”, conclude la ricercatrice.

I tre progetti in corso in Groenlandia, Ucraina e Italia mostrano che questa non è una teoria ma una necessità trasversale di cui prendere atto. Dall’Artico alle città europee, per affrontare la crisi climatica serve integrare conoscenze locali, culturali e scientifiche in un quadro normativo capace di riconoscerle e valorizzarle. Non basta l’intervento tecnico. È la qualità del processo partecipativo, unita alla solidità dei dati raccolti, a determinare la credibilità e la durata delle soluzioni basate sulla natura.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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