Parliamo di civiltà aliene, o meglio di forme di vita extraterrestri. I segnali circa la loro esistenza non ne abbiamo, eppure, per gli addetti ai lavori, non significa che si debba gettare la spugna. Anche non aver visto nulla vuol pure dire qualcosa, o meglio, per dirla con le parole del fisico italiano Claudio Grimaldi, la stessa “assenza di segnali non è un semplice ‘nulla’. Questa assenza di rilevazioni è informativa – racconta a Wired – Non dimostra che le civiltà extraterrestri non esistano, ma ci permette di porre un limite alla frequenza con cui eventuali civiltà tecnologiche rilasciano nello spazio segnali rilevabili”. E ci indirizza a capire dove e come compiere le prossime osservazioni.
Civiltà aliene: un nuovo studio per spiegare l’assenza di segnali
Grimaldi affronta questo tema nelle pagine di un nuovo lavoro che ha pubblicato su The Astronomical Journal. Con lo scienziato del Laboratorio di biofisica statistica dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (Epfl), in Svizzera, e del Centro Ricerche Enrico Fermi (Cref) di Roma ci eravamo lasciati nel 2023 all’indomani della pubblicazione di un lavoro che cercava di spiegare perché non avevamo (e abbiamo ancora oggi) intercettato segnali di forme di vita extraterrestri (su cui impegniamo anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale). “L’assenza di rilevazioni può essere spiegata in due modi – ci spiega oggi – O la Terra non è mai stata raggiunta da alcun segnale, ed è l’ipotesi che avevo esplorato nello studio del 2023, oppure i segnali sono arrivati, ma non siamo stati in grado di intercettarli. Il nuovo studio analizza proprio questa seconda possibilità: insieme, i due lavori esplorano entrambe le spiegazioni plausibili dell’assenza di rilevazioni, completandosi”.
Segnali di civiltà aliene andati perduti?
Prima di addentrarci in merito ai risultati del nuovo lavoro del fisico teorico, ripercorriamo brevemente quello precedente. In quello studio, Grimaldi, spiegava l’assenza di segnali – o meglio technosignature, vale a dire emissioni elettromagnetiche artificiali nello spettro radio, microonde, infrarosso e ottico, ci ricorda – sostanzialmente ammettendo che fosse un po’ troppo ristretta la nostra finestra spaziale e temporale di osservazione. Potrebbero volerci anche migliaia di anni per vederli, nel migliore dei casi qualche decennio, anche ammettendo una intensa ed estesa attività di ricerca in grado di allargare lo spazio di osservazione, scriveva allora il fisico.
Oggi Grimaldi cerca di spiegare perché invece magari se questi segnali sono arrivati non li abbiamo colti. Un evento più che plausibile, ci dice: “La galassia è immensa. Nonostante decenni di ricerca, abbiamo esplorato solo una minima parte dello spazio possibile: poche direzioni, poche frequenze, per tempi limitati. È quindi plausibile che, in questi sessant’anni, la Terra possa essere stata attraversata da segnali che non siamo riusciti a rilevare, perché troppo deboli, trasmessi a frequenze diverse da quelle osservate, o semplicemente perché non stavamo guardando nella direzione giusta”.
Nel nuovo studio Grimaldi è partito proprio da questa ipotesi, ovvero dall’esistenza di segnali non colti nella nostra galassia. “Ho costruito un modello statistico che stima quanti segnali non rilevati sarebbero necessari, negli ultimi sessant’anni, per avere oggi una probabilità significativa di rilevazione con gli attuali radiotelescopi”. La finestra di sessant’anni è pari circa al tempo intercorso dal primo esperimento per la ricerca di vita extraterrestre intelligente. Grimaldi ha considerato emettitori tanto eventuali civiltà aliene che i loro artefatti, e segnali della durata variabile, da pochi giorni a migliaia di anni, con una direzione precisa o meno, spiega una nota dell’Epfl. “Questo approccio permette di costruire scenari basati sui dati – in questo caso, proprio sull’assenza di rilevazioni – e di valutarne quantitativamente la plausibilità”.
Ricerca di civiltà aliene: nuove speranze
Secondo le stime dello scienziato non abbiamo probabilità significative di vedere qualcosa. “Per avere buone probabilità oggi, la Terra avrebbe dovuto essere attraversata da un numero enorme di segnali in passato. Un numero talmente grande da superare persino il numero di pianeti extrasolari nella nostra regione galattica”, spiega Grimaldi. “Per dare un’idea concreta: per avere una probabilità significativa di rilevare un segnale entro 500 anni luce dalla Terra, sarebbe stato necessario che almeno un segnale ogni due giorni abbia attraversato il nostro pianeta negli ultimi sessant’anni, senza che noi ce ne accorgessimo. Uno scenario del genere appare piuttosto implausibile. Per rendere l’ipotesi più realistica bisognerebbe estendere la ricerca a distanze di diverse migliaia di anni luce”. Queste ipotesi più realistiche, si legge nel paper, sono quelle che ammettono tassi di contatto più bassi.

