Non sono settimane semplici per il premier dell’Ungheria, Viktor Orbán. Il 12 aprile sono infatti in programma le elezioni legislative nel paese e i sondaggi danno in grossa difficoltà il suo partito Fidesz, addirittura fino a 13 punti percentuali dietro al partito di opposizione Tisza.
Dopo un dominio incontrastato che va avanti dal 2010, il popolo ungherese sembra ora mostrare segni di insofferenza nei confronti di Orbán. L’economia del paese versa in pessime condizioni e la logorante battaglia del premier contro Bruxelles ostacola l’accesso a fondi europei che potrebbero dare un po’ di respiro. A questo si aggiunge l’erosione costante dello stato di diritto, che ha fatto precipitare l’Ungheria in fondo alle classifiche della democrazia. Il controllo totale dei mezzi di informazione, così come una strutturazione dei collegi elettorali favorevole, potrebbero consentire una rimonta di Orbán alle elezioni di aprile. In caso contrario, molte cose potrebbero cambiare in Ungheria e nei suoi rapporti con l’Unione europea.
Dal 2010, al potere in Ungheria
16 anni di Orbán
Viktor Orbán guida il governo dell’Ungheria dal 2010 e da quel momento in poi ha sempre vinto le elezioni, fino all’ultima volta nel 2022. In questi oltre 15 anni da premier il leader del partito Fidesz ha portato avanti una profonda trasformazione della democrazia ungherese, da lui stesso definita “illiberale”. Da una parte ha aumentato notevolmente il controllo sugli organi di informazione, dall’altra ha riempito le istituzioni pubbliche e private chiave del paese di suoi collaboratori o di persone comunque fidate, una procedura che gli ha portato accuse di clientelismo.
Nel corso dei suoi mandati è stata anche notevolmente ridotta l’indipendenza della magistratura, con promozioni e nomine dei giudici influenzate da organismi creati ad hoc e connessi al governo.
Orbán in questi anni ha anche portato avanti una crociata contro i diritti civili, in particolare contro la comunità Lgbtiq+, arrivando a vietare il Pride. Un’altra crociata è stata quella contro i migranti, mentre in politica estera si è contraddistinto per i buoni rapporti con il presidente russo Vladimir Putin, impegnato nell’aggressione militare contro l’Ucraina. I veti dell’Ungheria hanno in più occasioni bloccato le sanzioni di Bruxelles contro la Russia e gli aiuti finanziari all’Ucraina.


