Days Of Ash, EP con sei tracce (cinque canzoni e una poesia), rilasciato soltanto in digitale, è una risposta a quello che sta accadendo nel mondo, una raccolta di canzoni urgenti, che non potevano attendere. Uscite nel giorno delle ceneri, per ricordarci che sono giorni di cenere, di vite e di diritti bruciati. Ma anche che dalle ceneri si può, si deve rinascere, magari cercando la soluzione “una persona alla volta”, come racconta One Life At A Time. Gli Stati Uniti, con Minneapolis, Israele e la Palestina, l’Iran, l’Ucraina. È una risposta a tanti di noi che si sono chiesti il perché di quel silenzio assordante su una guerra dolorosissima, loro che dai troubles in Irlanda, a San Salvador, alla guerra dei Balcani avevano più volte fatto sentire la loro voce. Hanno parlato adesso, nel modo migliore in cui sanno farlo, con le canzoni. “Fin dai nostri esordi, quando collaboravamo con Amnesty o Greenpeace, non abbiamo mai esitato a prendere posizione e a volte questo può creare qualche problema, perché c’è sempre una sorta di contraccolpo, ma è una parte importante di ciò che siamo e del motivo per cui esistiamo ancora” ha dichiarato il batterista Larry Mullen Jr.. E d è anche la risposta, con quella foto in cui tutti e quattro si stringono le mani, a chi credeva che la band si stesse sciogliendo, dopo i concerti alla Sphere di Las Vegas senza il batterista., convalescente per vari interventi alla schiena. Ecco, gli U2 con Days Of Ash vogliono anche dirci che sono tornati, sono una cosa sola ma non sono uguali. Uno per tutti, tutti per uno.

