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Contro Rodrigo Duterte formalizzate le accuse alla Corte penale internazionale affinché i crimini “non si ripetano”

di webmaster | Mar 3, 2026 | Tecnologia


L’Aia, Paesi Bassi – Rodrigo Duterteera al centro del piano comune volto a neutralizzare i presunti criminali nelle Filippine, anche attraverso omicidi”, ha esordito Mame Mandiaye Niang, il viceprocuratore della Corte penale internazionale (Cpi), lunedì 23 febbraio. All’apertura delle udienze per confermare le accuse contro l’ex presidente delle Filippine, Niang ha dichiarato che il suo contributo è stato “essenziale” per portare avanti le uccisioni sommarie durante la sua “guerra alla droga”.

Duterte e la ricostruzione dei giorni all’Aia

Di cosa è accusato Rodrigo Duterte

Un caso che sottolinea che “chi detiene il potere non è al di sopra della legge”, ha aggiunto Niang. La sezione preliminare della Cpi è chiamata a decidere se ci sono prove sufficienti per aprire un procedimento giudiziario. In quel caso, Duterte potrebbe diventare il primo ex leader asiatico a processo davanti alla corte dell’Aia. Oltre un centinaio di persone hanno riempito la galleria pubblica per ascoltare le dichiarazioni degli avvocati. Tanti i familiari delle vittime, esponenti di ong, gli avvocati, i diplomatici e i giornalisti internazionali e filippini, alcuni arrivati apposta da Manila. In prima fila in galleria, seri e taciturni, anche i sette avvocati filippini che supporteranno il lavoro della difesa.

Duterte è accusato di tre capi d’imputazione per crimini contro l’umanità commessi in 49 episodi di omicidio e tentato omicidio nei confronti di 78 vittime, tra cui anche bambini. Secondo la procura, questi sono solo alcuni casi “emblematici”, scelti per far sì che il processo sia “rapido” ed “efficiente. I crimini sarebbero stati commessi tra il 1 novembre 2011 e il 16 marzo 2019 e secondo la procura sono parte di un attacco diffuso e sistematico contro i civili durante la sanguinosa guerra alle droghe, che Duterte è accusato di aver orchestrato, supervisionato, finanziato e protetto prima come sindaco della città meridionale di Davao e poi come presidente del Paese. Nel complesso, sarebbero stati uccisi migliaia di presunti consumatori, trafficanti e criminali, soprattutto tra le fasce più povere della popolazione. Il bilancio della guerra alle droghe varia dai 6.000 morti segnalati dalla polizia nazionale ai circa 30mila segnalati dai gruppi per i diritti umani.

Le vittime “sono state brutalmente assassinate, alcune dopo essere state rapite e maltrattate. A differenza del signor Duterte, che è rappresentato dal suo avvocato qui oggi, sono state private di qualsiasi forma di giusto processo”, ha detto Niang. La procura ha chiesto alle tre giudici, presiedute da Iulia Motoc, di confermare le accuse.

La reazione delle vittime

Sono molto felice e soddisfatta”, ha detto Llore Pasco a Wired Italia dopo l’udienza. Nel 2017, due suoi figli sono stati uccisi da killer non identificati e da quel giorno Pasco si batte per avere giustizia. La donna oggi è anche una delle madri attiviste con l’organizzazione Rise Up for Life and for Rights. Con un sorriso e gli occhi lucidi Pasco spiega che ciò che chiedono è una condanna. “Vogliamo che questo diventi anche un punto di partenza per far sì che questi crimini non si ripetano tra le generazioni future delle Filippine o in altri Paesi”. Pasco e altre vittime riunite dalla coalizione filippina Duterte Panagutin (in tagalog, la lingua locale, significa assumersi le proprie responsabilità), hanno manifestato davanti alla Cpi con striscioni e cartelli per chiedere verità.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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