L’idea è attirare le singole aziende che possono avere una certa capacità di spesa, ma sul tavolo c’è anche la possibilità di lavorare attraverso le associazioni imprenditoriali per portare negli Stati Uniti cluster di aziende: “Bisogna discutere con chi poi ti può dare una presenza locale ed esplorare il territorio, poi organizzarsi per essere sempre più presenti per creare valore dalla proprietà intellettuale”.
Per Agrò quella alla “finestra” è “una opportunità unica, legata alla necessità degli Stati Uniti di fare il reshoring industriale: noi siamo tra i pochissimi interlocutori capaci di fornire tecnologie e soluzioni per supportare questa loro necessità perché non possono fare il reshoring comprando macchinari in Cina. Né gli Usa possono guardare a Vietnam, Cambogia e Malesia. Germania e Italia sono considerate le capofila del fare, ma se la Germania non è sempre allineata, l’Italia è il paese culturalmente più compatibile con le necessità americane”.
Imprese coraggiose entro 18 mesi
Agrò non ha vincoli sul target di imprese da selezionare, ma c’è fretta di chiudere il lavoro. L’orizzonte temporale è di 12-18 mesi. “Andare oltre non serve”, sostiene. Il mondo, del resto, cambia in fretta. “In Italia c’è del talento da far emergere. Da parte dello Sri c’è apertura e nessun disegno strategico troppo vincolante per quanto riguarda la grandezza o il fatturato delle aziende, ma c’è la consapevolezza che magari le piccole e medie imprese possono avere difficoltà a fare un passo del genere. Per questo – spiega – guardiamo ai clusters parlando con alcune organizzazioni, industriali e territoriali, che sono capaci di coinvolgere più attori di uno stesso mercato”.
Il mercato è considerato pronto, con idee che possono avere un impatto devastante anche oltre Oceano. “Manca forse il coraggio di fare le cose”, sostiene Agrò. “Da alcuni mesi lavoro con AuraSensae, una startup che realizza sensori che generano dei campi elettromagnetici. L’obiettivo è individuare corpi in movimento, riconoscendo gli esseri umani in base alla diversa risposta del campo elettromagnetico. Una startup che può facilitare di gran lunga la vita dei robot antropomorfi che avremo in casa, in ospedale o in ufficio: robot che si andranno a muovere nello spazio insieme a delle persone in un ambiente non industriale, con un livello di sicurezza molto alto e senza l’utilizzo di telecamere. I loro sensori potrebbero essere impiantati nei robot cinesi o in quelli americani, con player di grandissime dimensioni che sono pronti ad accoglierli nella loro supply chain”. Il loro amministratore delegato è Marcello Chiurazzi e sono italiani, anzi “italianissimi”.


