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Quello che (non) sappiamo sull’arsenale nucleare francese. Macron si inventa la deterrenza diffusa in tutta Europa

di webmaster | Mar 4, 2026 | Tecnologia


Criticata come ancora troppo francese e poco europea, questa strategia è, secondo Florian Galleri, pur sempre un passo importante per il nucleare in Europa. “Il fatto che la Francia abbia bisogno delle capacità degli altri paesi per esercitarsi e coordinarsi, implica una dimensione europea”, dice l’esperto francese. In un momento storico in cui l’Europa è minacciata su più fronti (in primis dalla Russia), la deterrenza francese appare come una “risorsa finale, coordinata con gli europei, per fermare una potenziale futura escalation”.

Galleri continua sostenendo che “la logica francese è la seguente: la deterrenza è l’ultima spiaggia, perché la Russia, se si sentisse seriamente minacciata, non esiterebbe a usare il proprio arsenale nucleare. E se noi europei non avessimo la capacità di rispondere, ne usciremmo sconfitti”.

Anche la Francia annuncia un aumento del numero di testate nucleari

Il discorso di Macron aveva tre obiettivi: il primo era di annunciare la deterrenza nucleare diffusa, il secondo quello di annunciare l’aumento del numero di testate nucleari. E così è stato fatto. Il presidente Macron ha infatti annunciato dall’Île Longue: “Ho ordinato di aumentare il numero di testate nucleari del nostro arsenale”, prima di aggiungere che “per essere liberi bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere potenti. Questo aumento del nostro arsenale ne è la dimostrazione”.

Ma di che tipo di incremento si tratta? Difficile da dire perché, da decenni, i presidenti francesi sono volontariamente estremamente vaghi sull’argomento (e Macron non è da meno). Lo storico Yannick Pincé spiega che la Francia ha vissuto il suo picco negli anni Ottanta del secolo scorso, sotto la presidenza di François Mitterrand, quando si contavano più di 500 testate. Da allora è avvenuto un lento e graduale disarmo. “Gli unici due presidenti francesi che hanno parlato apertamente di nucleare sono François Hollande e Nicolas Sarkozy – spiega –. Entrambi hanno parlato di meno di 300 testate”. Dato che da allora nessun aumento pare avvenuto (o almeno annunciato), il numero di t**estate attuali francesi si stima essere intorno alle 290**.

Da un lato, “non comunicando il numero preciso, si lascia il nemico nell’incertezza. Dall’altro si evitano critiche”, spiega Florian Galleri. Se infatti l’aumento fosse troppo consistente, “la Francia potrebbe essere criticata soprattutto da alcuni paesi europei, come Austria o Irlanda. Se invece fosse insufficiente, si potrebbe giudicare l’aumento come poco credibile rispetto alle ambizioni nucleari francesi”. Dopo il discorso di Macron, gli esperti ipotizzano un aumento di poche decine di testate nucleari.

Il terzo obiettivo è di politica interna

Il terzo obiettivo del discorso presidenziale è stato quello di evitare polemiche, un obiettivo che possiamo definire riuscito”, dice Galleri, dato che non sono giunte critiche rilevanti né da un campo né dall’altro dell’arco parlamentare francese.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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