La piattaforma si affida invece a una precisa gerarchia delle fonti, spiega il suo creatore. Le agenzie di stampa e i canali ufficiali – come Reuters, Ap, il dipartimento della Difesa statunitense e le Nazioni Unite – occupano il livello più alto; seguono grandi emittenti come Bbc e Al Jazeera, insieme a realtà investigative specializzate come Bellingcat. Nel complesso, il sistema elabora circa 190 fonti, assegnando punteggi di attendibilità più alti a quelle considerate più solide.
Il software analizza quindi le nuove informazioni in arrivo alla ricerca di eventi significativi e schemi emergenti. Se più fonti credibili riportano lo stesso sviluppo nel giro di pochi minuti, il sistema lo segnala come allerta urgente. Ma i titoli da soli non bastano.
Poiché le informazioni online in molti casi sono notoriamente inaffidabili, la piattaforma cerca anche segnali fisici sul campo. Traccia eventi come i blackout di internet, le deviazioni di voli militari, navi cargo ferme e incendi rilevati dai satelliti. “Un algoritmo verifica quanti tipi distinti di segnali si attivano contemporaneamente nella stessa area”, spiega Habib.
“Un solo segnale è rumore. Tre o quattro che convergono nello stesso punto sono qualcosa che vale la pena evidenziare”. Se un blackout di internet coincide con aerei che cambiano rotta e una traccia di calore rilevata dai satelliti nella stessa area, la mappa segnala una possibile escalation.
Habib riconosce che eliminare l’intervento umano comporta dei rischi. “Il sistema multilivello di credibilità delle fonti e l’algoritmo di convergenza sono un sostituto del giudizio editoriale”, osserva. “Se questo crei punti ciechi in scenari davvero nuovi, eventi senza precedenti, è una questione legata all’architettura della piattaforma che il sistema non risolve del tutto”.
Oltre la mappa
Habib non ha in programma di trasformare la piattaforma in un’azienda. “World monitor è nato come un progetto personale per imparare”, afferma. Ma l’esperimento è cresciuto rapidamente andando ben oltre l’idea iniziale. Sviluppatori di tutto il mondo hanno iniziato a contribuire con codice e idee, ampliando progressivamente le capacità del sistema.
Ora World monitor si sta orientando verso un obiettivo più ambizioso, “dal semplice monitoraggio dei conflitti a una comprensione più ampia dei segnali globali e di come usare questi segnali”, annuncia Habib.
Invece di limitarsi a mappare gli eventi dopo che accadono, la piattaforma è sempre più progettata per individuare i pattern emergenti in anticipo. “L’architettura si sta evolvendo in modo da prevedere dove i segnali convergono prima che gli eventi diventino notizia”.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired Middle East.


