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Luca Ward racconta la scelta di registrare la sua voce come marchio per difendersi dall’AI: “Se mi clonano smetto di lavorare”

di webmaster | Mar 7, 2026 | Tecnologia


Il celebre doppiatore e attore italiano Luca Ward (che in questa intervista non le aveva mandate a dire ai colleghi che si mangiano le frasi nei film e nelle serie tv italiane) ha deciso di non rischiare. Dai brani musicali generati con le voci di Drake e The Weeknd al caso dell’attrice Scarlett Johansson contro OpenAI, fino alla ricostruzione autorizzata della voce di Darth Vader, infatti, la clonazione vocale è già da tempo diventata una realtà nell’industria creativa e culturale mondiale. E non solo di quella, se pensiamo ai tantissimi casi di truffe che ormai avvengono quotidianamente usando clonazioni vocali di familiari, amici, dirigenti aziendali e/o addirittura ministri (!), che chiedono o ordinano trasferimenti di denaro fingendosi di essere qualcun altro.

Per questo, il nostro Luca Ward – iconica voce italiana, tra gli altri, di Hugh Grant, Pierce Brosnan e Russell Crowe – ha deciso di mettere al sicuro il suo strumento di lavoro più prezioso, registrando legalmente il proprio timbro come marchio sonoro. Una mossa pensata per proteggersi dall’uso non autorizzato dell’intelligenza artificiale, ma anche un segnale all’intero settore artistico. E un invito alle istituzioni a fissare regole chiare prima che sia troppo tardi. “L’idea mi balenava in testa da parecchio tempo, almeno sette o otto anni. A un certo punto mi sono deciso e ho chiamato il mio studio legale di Milano – ma con sede anche a New York (lo studio MPMLegal guidato dall’avvocato Marco Mastracci, ndr) – convinto che mi avrebbero risposto ‘eh purtroppo non si può fare’, invece mi hanno spiegato che non solo era possibile, ma anche molto facile”.

Facile quanto, mi scusi?
Tutto ciò che ho dovuto fare è stato registrarmi dicendo ad alta voce “Io sono Luca Ward”. Con un costo, tra l’altro, assolutamente accessibile.

Definisca “accessibile”, per favore.
Intorno ai mille, millecinquecento euro. Una cifra fattibilissima per chiunque voglia proteggersi.

Altri colleghi l’hanno chiamata, dopo che è stata diffusa la notizia?
Un sacco di gente: attori, doppiatori, cantanti. Erano tutti molto interessati a capire come fare. Tuttavia ritengo che il problema non riguardi solo le professione artistiche, ma anche scrittori, sceneggiatori, giornalisti, chiunque lavora con i contenuti.

Possiamo dire che il suo è stato anche un gesto simbolico e dimostrativo, quindi?
Sì, volevo anche lanciare un segnale, perché la questione non riguarda soltanto me. E bisogna far capire alle istituzioni che questa tecnologia va governata, non si può lasciare senza regole.

Che tipo di risposta si aspetta dalle istituzioni?
Non voglio ovviamente fermare l’innovazione, ma solo darle dei limiti. Lei salirebbe su un aereo senza pilota? Io mai, e ho anche un brevetto da pilota. Ecco, lo stesso vale per le tecnologie: vanno bene finché c’è qualcuno che le controlla, ma non devono essere lasciate da sole al caso. Con Internet lo abbiamo fatto e ne stiamo pagando l’errore.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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