È scattato un inaspettato campanello d’allarme per i data center in Italia. E paradossalmente è stato il legislatore a innescarlo. Con tutta probabilità inconsapevolmente, alla stregua di un “reato” colposo che rischia però di innescare un cortocircuito più che pericoloso considerati gli investimenti a nove zeri.
“Il rischio è che si crei una situazione paradossale. Siamo in una fase di transizione normativa che, se non chiarita rapidamente, può generare ulteriore incertezza e favorire dinamiche speculative sul mercato dei progetti e delle autorizzazioni”, segnala a Wired Italia l’avvocato Giuseppe De Carlo, esperto di contratti pubblici, infrastrutture e appalti, già consulente del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Riflettori puntati sul decreto Bollette
Ma veniamo ai fatti. Due i provvedimenti sui quali sono puntati i riflettori: il ddl Data center e il decreto Bollette. Il primo ha ottenuto l’approvazione all’unanimità alla Camera, ora è atteso il passaggio al Senato, ma gli effetti operativi non si vedranno prima di diversi mesi.
Il provvedimento infatti ha finalità di inquadramento generale e delega il Governo a definire il quadro normativo per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo, la progettazione e l’approvvigionamento energetico dei data center. Insomma siamo ancora a “caro amico, ti scrivo”.
Ma è il decreto Bollette, entrato in vigore il 21 febbraio, ad aver acceso il dibattito nella filiera. L’articolo 8 (Procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni ai progetti di centri dati) introduce infatti un procedimento d’autorizzazione unico per i data center a livello nazionale con un tempo massimo di 10 mesi entro cui dovranno essere acquisiti “licenze, pareri, concerti, nulla osta e assensi, comunque denominati, inclusi quelli per l’autorizzazione integrata ambientale, la valutazione di impatto ambientale, l’autorizzazione paesaggistica o culturale, per l’utilizzo delle acque ovvero per le emissioni atmosferiche”, recita il decreto.
Il tutto attribuendo a una Conferenza dei servizi omnicomprensiva il compito di esprimere il via libera ai progetti.
Zero poteri alle Regioni, violata la Costituzione?
Il provvedimento ridefinisce il quadro procedurale e sposta il baricentro del procedimento autorizzativo su un modello nazionale unitario. Questo non significa eliminare il ruolo delle Regioni, ma ridefinirlo. In particolare, la Lombardia che ha fatto da apripista a livello nazionale nella regolamentazione dei data center e sta lavorando a due proposte di legge – la numero 123 Disposizioni per la disciplina, la localizzazione e lo sviluppo sostenibile dei Data Center in Lombardia e la 150 Disposizioni in materia di insediamento di centri dati.
“Il legislatore ha sì cercato di ridurre la frammentazione regolatoria e di fissare tempi certi, introducendo un iter nazionale più organico con l’obiettivo di rendere il Paese più attrattivo per gli investimenti. Tuttavia l’articolo 117 della Costituzione richiede un equilibrio tra competenza statale in materia di tutela dell’ambiente e le competenze regionali concorrenti in tema di governo del territorio ed energia”, spiega De Carlo.


