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Le Big Tech americane finiscono ufficialmente nel mirino dei pasdaran, con tutte le loro infrastrutture digitali. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha postato su X l’elenco di uffici e infrastrutture in circa 30 località del Medio Oriente gestiti dalle grandi corporation Usa legate a doppio filo a Israele, classificati come “infrastrutture tecnologiche nemiche” e possibili nuovi target, nel caso di ulteriore espansione della guerra. Tra le aziende avvertite figurano Amazon, Google, Microsoft, Palantir, Ibm, Nvidia e Oracle, molte delle quali gestiscono attività cloud o centri dati in tutto il Golfo, compresi gli Emirati Arabi Uniti, parte della nuova corsa dell’oro digitale nell’area emersa alla fine del 2025 con la missione in grande stile nella penisola arabica del presidente Donald Trump, utile a strappare commesse miliardarie.
Diverse località segnalate da Tasnim si trovano a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti e a Tel Aviv, dove l’elenco include le sedi principali del colosso hi-tech per la difesa Palantir, nonché gli uffici di Amazon e Microsoft, insieme al centro strategico di ingegneria e sviluppo di Nvidia, il leader mondiale dei microchip per IA. Secondo l’elenco, la maggior parte delle località è stata selezionata per il loro coinvolgimento nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale o perché hanno coordinato o sono ancora coinvolte nei servizi di cloud computing in tutto il Medio Oriente. “Mentre la portata della guerra regionale si estende alla guerra infrastrutturale, la portata degli obiettivi legittimi dell’Iran si espande”, ha ammonito Tasnim. Già la scorsa settimana attacchi con droni iraniani hanno danneggiato i data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, interrompendo i servizi ed evidenziando la vulnerabilità di tutte le infrastrutture tecnologiche fisiche nella regione. L’avvertimento ha fatto seguito alle notizie iraniane di attacco israeliano a un edificio bancario a Teheran collegato a Bank Sepah, descritto come uno diretto “alle infrastrutture economiche” del Paese. Secondo i media statali, l’incidente era idoneo a giustificare l’espansione dei potenziali obiettivi al fine di includere interessi economici e bancari americani e israeliani in tutta la regione.
La guerra sta mostrando la crescente dipendenza delle operazioni militari dai sistemi digitali e dai dati satellitari fino all’analisi dei servizi di intelligence basata sull’IA, che sta assumendo un’importanza strategica sempre maggiore. Il cloud non è l’unico modello digitale coinvolto nel conflitto: in tutta la regione, la guerra elettronica che prende di mira i segnali Gps è aumentata, creando problemi ai sistemi di navigazione per aerei, navi e le app degli smartphone di uso comune. Le aziende tecnologiche che operano nella regione hanno iniziato ad adattare le proprie operazioni, tra il lavoro in remoto o gli spostamenti limitati del personale di fronte all’escalation del conflitto. Insomma, primi accorgimenti verso uno stato di emergenza la cui fine non è ancora visibile.
FP


