Con il tempo, restare in questo stato può diventare estenuante: il corpo rilascia ormoni dello stress come il cortisolo, la frequenza cardiaca aumenta e i muscoli rimangono tesi.
Anche per Izadora Del Bianco, giornalista brasiliana residente negli Emirati Arabi Uniti, i suoni quotidiani ora hanno un effetto diverso. “A volte anche il semplice rumore del vento può spaventarmi molto più di prima”, racconta.
La reporter spiega che i rumori più convenzionali sono diventati una fonte d’ansia. Quando di recente forti raffiche di vento hanno fatto vibrare le finestre della sua casa, ha pensato inizialmente all’intercettazione di missili. “Anche suoni normali, come i vicini che spostano i mobili, mi mettono a disagio. Spesso guardo fuori per capire cosa sta succedendo e scruto il cielo”.
Allerta costante
Quando una persona vive un periodo prolungato di stress, il sistema cerebrale che rileva le minacce si attiva più facilmente. E il cervello può perdere parzialmente la capacità di filtrare i rumori, un processo noto come gating uditivo.
Manio von Maravic, neurologo e consulente del German neuroscience centre di Dubai, osserva che i traumi possono rendere il sistema cerebrale che regola lo stato di allerta insolitamente sensibile. Una componente fondamentale di questo sistema è la rete locus coeruleus–noradrenalina, che regola la prontezza e funge da segnale di allarme interno del cervello.
“Quando il cervello è esposto a stress ripetuti, diventa più reattivo agli stimoli ambientali”, spiega von Maravic.
Per alcuni residenti, anche gli avvisi di sicurezza diffusi negli Emirati Arabi Uniti quando vengono intercettati i missili dell’Iran possono scatenare questa reazione. Nella settimana del 9 marzo, il paese ha modificato la tonalità del National early warning system, il sistema di allerta che invia segnali sonori ai telefoni cellulari in caso di emergenza. Durante il giorno, tra le 9 e le 22:30, il segnale resterà più acuto, passando però a un tono più morbido per indicare la fine della crisi. Di notte, tra le 22:30 e le 9, entrambi i segnali saranno più attenuati.
Secondo gli esperti, abbassare l’intensità di questi avvisi potrebbe aiutare a ridurre le reazioni allarmate. “Quando il trauma altera il modo in cui il cervello elabora i suoni, le persone diventano più sensibili ai rumori e reagiscono in modo più emotivo del normale”, commenta von Maravic.


