Un risultato difficile da rimuovere perché “l’Huffington Post è molto potente, ha milioni di link e carica una grande quantità di contenuti nuovi e originali tutti i giorni”. Nonostante questo, “siamo riusciti a spingerlo in basso”, sempre sulla prima pagina delle ricerche di Google. Rimozione riuscita, invece, per un articolo del Daily Beast, anche questo scritto nel luglio 2010. Seckel afferma inoltre che “i suggerimenti di auto complete che appaiono automaticamente quando digiti il tuo nome (nella barra di ricerca, ndr) sono stati rimossi”.
Wikipedia, invece, “è stata una grande vittoria e sarà sempre al primo posto nei risultati sui motori di ricerca”. Ovviamente, aggiunge Seckel, il testo “non menziona (le parole, ndr) predatore sessuale condannato o pedofilo. Si legge invece lavoro filantropico, fondazione Epstein, promozione degli scienziati”. Ancora, “siamo riusciti a fermare l’hackeraggio della tua pagina”, ovvero i tentativi di ripubblicare le informazioni legate ai guai giudiziari del finanziere pedofilo. Mentre “siamo riusciti ad hackerare il sito per sostituire la foto segnaletica e la didascalia”.
Certo, l’operazione non poteva dirsi conclusa. “Se vuoi che mi fermi, alla fine tutto seguirà la direzione dell’entropia e tornerà come prima. La gran parte del lavoro è stata fatta, ma c’è bisogno che sia mantenuto”. Servono cioè “costanti input e supervisione, il che significa generare contenuto adatto”. Il che sposta la questione sul tema dei costi di questa ripulitura della reputazione digitale di Epstein.
I costi dell’operazione
Ne parla Seckel nella stessa mail, datata 16 dicembre 2010. Nel testo ricorda a Epstein: “Hai dato a Mike (Keesling, un consulente Seo, ndr) 2.500 dollari, che ha usato per comprare i nuovi server, ma ora bisogna pagare 7.500 dollari se vogliamo che continui il suo lavoro”. Al che il finanziere ribatte: “Non mi era mai stato detto che ci sarebbe stato un costo di 10mila dollari mensili, inizialmente mi hai detto che il progetto sarebbe costato 20mila dollari. Poi me ne hai chiesti altri 10, poi ancora altri 10…”.
Lamentela alla quale Seckel risponderà che la stima di 25mila dollari, “datami da Pablos”, era basata “solo su una veloce occhiata alla situazione, senza sapere cosa avremmo dovuto gestire. Nei fatti, il lavoro è stato davvero molto peggiore di quanto ci aspettassimo in origine”.


