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Fumata nera sulla deroga alle
norme Ue sulla privacy che consente ai fornitori di servizi
online come WhatsApp e Instagram il rilevamento volontario di
materiale pedopornografico. Il Parlamento europeo e il Consiglio
Ue non sono riusciti a raggiungere un’intesa per prorogare la
deroga, in scadenza il 3 aprile, che serviva a colmare il gap
legislativo fino all’entrata in vigore della nuova normativa, il
cosiddetto ‘Chat Control’, oggetto di negoziati tra Parlamento
europeo e Consiglio Ue. “Lo sviluppo odierno crea un vuoto che,
nonostante i nostri sforzi, avrà ripercussioni sulla capacità di
salvare le vittime di questo orrendo crimine e di assicurare i
responsabili alla giustizia”, ;;ha dichiarato un portavoce della
presidenza di turno cipriota del Consiglio Ue.
I 27 Stati membri attribuiscono la responsabilità dello
stallo al Parlamento europeo, la cui posizione è stata adottata
la scorsa settimana. Secondo il portavoce, gli eurodeputati
hanno insistito nel “modificare la portata della misura
provvisoria in un modo che, secondo la stragrande maggioranza
degli Stati membri, l’avrebbe resa inefficace”. L’Eurocamera
aveva approvato un testo con modifiche significative rispetto
alla proposta della Commissione, proteggendo la crittografia
end-to-end. I deputati chiedono di limitare il rilevamento al
materiale già noto e agli utenti precedentemente identificati
dalle forze dell’ordine. Dal canto suo, il Consiglio Ue aveva
già approvato la propria posizione senza modifiche.
“L’attenzione della presidenza cipriota – ha spiegato il
portavoce – si concentra ora sulla rapida conclusione dei
negoziati sul Regolamento per la prevenzione e la lotta contro
gli abusi sessuali sui minori (regolamento Csam), che dovrebbe
istituire un quadro giuridico comune efficace e sostenibile per
la prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali sui minori”.
FP


