Il primo volo “italiano”
In Italia il reparto specializzato nell’utilizzo, impiego e addestramento di Reaper è il 32esimo Stormo dell’Aeronautica militare di Amendola, l’aeroporto militare italiano situato in Puglia. È un reparto d’elite, lo stesso che – primo in Europa – ha operato con velivoli di quinta generazione F-35. Nel 2010 il volo del primo Reaper MQ-9A, sei anni prima era stato adottato in volo il modello precedente, il Predator MQ-1. Ed è un reparto che – si legge su una nota ufficiale – utilizza questi modelli per operazioni di Intelligence, Surveillance, Target Acquisition & Recoinnissance, sia nazionali che di coalizione”.
Dal 19 dicembre del 2022 – dopo 18 anni e 30mila ore di volo – i piloti dello Stormo non usano più i Predator, ma sono passati ai Reaper MQ-9A. Sono droni utilizzati negli anni per operazioni in Iraq, Afghanistan, Kosovo, Corno d’Africa e Kuwait. E vengono definiti velivoli cruciali nel supporto di operazioni “per la scorta non armata ai convogli in ambiente ostile, per scoperta di ordigni improvvisati e per il monitoraggio di target operativi”.
Volano da Amendola e dall’altra base aerea di Sigonella, ed è una tipologia di sistema d’arma che viene esibita in photo opportunity durante foto in posa e cerimoniali, insieme agli F-35.
L’Italia disponeva di una flotta di sei Reaper prima di quanto successo in Kuwait. A metà agosto del 2024 – come riporta questa nota ufficiale – l’Italia ha chiesto agli Stati Uniti di acquistarne altri sei, insieme a tre Mobile Ground Control Stations, sistemi radar terrestri e marittimi per questi droni e sistemi di navigazione, per una spesa totale di 738 milioni di dollari. “La vendita proposta migliorerà la capacità dell’Italia di affrontare le minacce attuali e future ampliando e migliorando la flotta MQ-9 dell’Aeronautica Militare e promuovendo gli obiettivi di sicurezza e interoperabilità degli Stati Uniti e della NATO”, si legge nella nota.
Lo “strumento giusto” ancora per molti anni
Gli Stati Uniti continuano ad adattare i propri sistemi d’arma alle esigenze dei vari teatri operativi in cui sono coinvolti. Sviluppano sistemi senza pilota da decenni, e impiegano armi di questo tipo già dalla prima Guerra del Golfo del 1991. Quando durante l’ultima settimana di combattimenti, “una delle immagini più inusuali ebbe luogo quando un Pioneer teleguidato sorvolava il campo di battaglia”, riprendendo cinque soldati iracheni che sventolavano la bandiera bianca verso la telecamera del drone.


