Si apre un nuovo capitolo nella saga dedicata alla sovranità digitale. Ed è dedicato al quantum computing. L’Europa si è prefissata obiettivi più che ambiziosi: la Strategia quantistica annunciata lo scorso luglio dalla Commissione europea ha fissato al 2030 la deadline entro la quale Bruxelles punta a posizionarsi “come leader mondiale nel settore quantistico”, nonostante il ritardo già accumulato con Stati Uniti e Cina.
Anche l’Italia ha presentato la sua Strategia nazionale, a settembre con l’obiettivo di creare un ecosistema nazionale considerato che il quantum “è una tecnologia abilitante che inciderà sulla sicurezza delle infrastrutture critiche, sulla competitività delle imprese, sulla cybersicurezza, sull’intelligenza artificiale e sulla capacità complessiva di innovazione del sistema paese”. Ne è convinto il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, al punto da definirla “infrastruttura strategica destinata a ridefinire equilibri economici e tecnologici”.
Perché l’Antitrust ha avviato l’indagine
Sulla carta le prospettive sono più che interessanti, ma davvero le aziende italiane ed europee saranno in grado di giocare la partita ad armi pari con le big tech? Da tempo, infatti, stanno investendo cifre a nove zeri per accaparrarsi la fetta più ghiotta del mercato. Ci sarà spazio per le newco e per gli innovatori continentali o ci ritroveremo per l’ennesima volta a perdere competitività e a lasciare il business nelle mani dei colossi americani e asiatici?
È sulla base di questi interrogativi, niente affatto peregrini, che l’autorità Antistrust italiana ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva (che si concluderà a fine anno) e una consultazione pubblica (pareri e proposte potranno essere inviati entro il 30 aprile) con l’obiettivo di effettuare “una ricognizione tempestiva di rischi e criticità, tenuto conto dei significativi investimenti e delle aspettative esistenti sia a livello di Sistema-Paese sia di Unione europea”, si legge nel provvedimento.
Nell’evidenziare che il mercato delle tecnologie quantistiche riconducibili al quantum computing sta attraversando una fase di grande espansione, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcm) sottolinea che sono al momento gli hyperscaler a guidare la corsa. E se è vero che “l’acquisizione di potere di mercato non è da ritenersi di per sé un elemento negativo – ci tiene a puntualizzare l’Authority – l’osservazione, per quanto possibile, delle strategie dei principali operatori generalisti induce nondimeno a ipotizzare un ruolo critico di gatekeeping” in capo ai soliti noti, ossia i colossi del cloud e dell’intelligenza artificiale.
“Lock in” tecnologici e contrattuali
“Traspare una tendenza degli Hyperscaler a operare come intermediari privilegiati per l’accesso alla potenza di calcolo quantistica da parte dei soggetti interessati, fornendola come servizio a partire dai rispettivi servizi di cloud”, si legge ancora nel documento dell’Antitrust.
In sostanza i soggetti in questione andrebbero a posizionarsi come fornitori di una sorta di Quantum-as-a-Service, replicando di fatto la potenza di fuoco.


