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L’Iran “festeggia” il Nowruz tra blocchi di internet e analisi geopolitiche che ci fanno dimenticare il volto (dis)umano della guerra

di webmaster | Mar 21, 2026 | Tecnologia


Il Nowruz, festa di origine zoroastriana sopravvissuta, benché privata della sua dimensione religiosa, all’avvento della Repubblica islamica, resta una delle pratiche culturali più profonde della società iraniana. Oggi, però, si trova così a fare i conti con una disconnessione che ne altera la dimensione più essenziale, quella collettiva: “Le famiglie non riescono a riunirsi, né fisicamente né virtualmente; i legami con la diaspora, tradizionalmente intensi in questo periodo, si indeboliscono”, prosegue Kangagrlou.

Le poche informazioni che trapelano dal paese raccontano che i bazar non sono presi d’assalto come succede solitamente durante i festeggiamenti, che durano quasi due settimane. Luoghi che, così come il Nowruz, hanno attraversato i secoli e sono divenuti patrimonio culturale dell’Iran, come il Palazzo del Golestān a Teheran, sono stati danneggiati dai bombardamenti israelo-statunitensi. Quest’anno il messaggio di rinascita incarnato dal Nowruz rischia di restare invisibile, oscurato da una narrazione del conflitto che privilegia obiettivi militari, infrastrutture energetiche e strategie geopolitiche, lasciando sullo sfondo la vita quotidiana di milioni di persone.

La disconnessione peggiora le condizioni di sicurezza della popolazione

Giornalisti, ricercatori e organizzazioni per i diritti umani si muovono in un paesaggio informativo frammentato, dove verificare anche i fatti più elementari diventa difficile. La disconnessione non limita soltanto la circolazione delle notizie: compromette la sicurezza stessa dei civili. Nei giorni scorsi organizzazioni come Kentik hanno constatato che gran parte della popolazione resta tagliata fuori da informazioni essenziali, mentre gruppi come Human Rights Activists News Agency (Hrana) avvertono che il blackout ostacola sia l’accesso alle informazioni di sicurezza sia il coordinamento degli aiuti umanitari. Senza accesso a internet, molti iraniani non ricevono avvisi tempestivi sui bombardamenti imminenti; gli ordini di evacuazione diffusi online dalle forze attaccanti, come quelli pubblicati dall’esercito israeliano sui social media, restano nella maggior parte dei casi invisibili. Anche le informazioni di base — quali aree siano state colpite, quali strutture mediche siano ancora operative — circolano lentamente o in modo contraddittorio, spesso filtrate dai media statali.

Il risultato è una condizione di incertezza permanente:“L’idea che l’Iran sia un blocco monolitico non riguarda la condotta militare solo Stati Uniti e Israele, di cui ad oggi sappiamo ancora poco. Ma si riflette spesso nel trattamento che i media destinano a questo conflitto,” continua Kangarlou, che conclude “Raccontare la guerra in Iran significa esporsi a una situazione in cui molte letture, da qualunque parte provengano, possono essere vere allo stesso momento”. Allo stesso tempo, la raccolta di dati sul costo umano della guerra procede a rilento: Hrana ha già documentato migliaia di vittime civili, ma sottolinea come il blackout renda estremamente difficile verificare numeri e responsabilità. In questo vuoto, la guerra tende a essere raccontata altrove e in altri termini, mentre ciò che si perde è la dimensione umana, non per mancanza di storie, ma per l’impossibilità crescente di ascoltarle senza esporre chi le vive a rischi ulteriori.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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