Il peso politico
Con il tempo, Twitter diventa molto più di un servizio di microblogging: è una vera e propria piazza digitale, dove conversano utenti comuni, intellettuali, giornalisti, politici e personaggi pubblici. Spesso le notizie viaggiano prima su Twitter che sulla stampa o tramite agenzie. Uno dei punti di svolta arriva nel 2010, con l’inzio delle rivoluzioni nei paesi nordafricani – note come Primavere Arabe. In quell’occasione, gli attivisti usano Twitter per scambiarsi informazioni in tempo reale e documentare quello che accade sul campo. È uno dei primi casi di impatto politico e geopolitico significativo dei social media. Le narrazioni che circolano sul ruolo di Twitter nelle Primavere Arabe hanno il retrogusto di un’utopia.
Il mondo è entusiasta di come i nuovi strumenti digitali stanno cambiando la partecipazione democratica, specialmente tra i più giovani. Oggi quell’entusiasmo può apparire ingenuo, dato tutto quello che, nel frattempo, è accaduto a internet, e dato quello che sappiamo su come operano le grandi piattaforme. Lo ha riassunto bene lo scrittore tunisino Haythem Guesmi su Al Jazeera: “Lungi dall’essere uno strumento rivoluzionario o anche solo uno strumento di democrazia, i social media nel mondo arabo sono ormai diventati un mezzo politico potente e pericoloso. E nonostante le ripetute denunce e gli appelli all’azione da parte di attivisti e organizzazioni civili arabe, nessuna delle grandi aziende tecnologiche che gestiscono queste piattaforme social ha compiuto sforzi significativi per porre fine a questi abusi e modificare le proprie politiche”.
I primi Anni Dieci sono anche un periodo di crescita vertiginosa per Twitter: nel 2011 la piattfaorma raggiunge i cento milioni di utenti attivi mensilmente. Nel 2012 supera i duecento. Un altro fattore fondamentale è la diffusione degli smartphone: è sempre più facile twittare live, dal proprio telefono, in qualunque luogo e momento.
La stagnazione, la crisi e l’avvento di Elon Musk
Nella seconda metà degli anni Dieci, Twitter è in una fase diversa. Non è più una novità emergente, ma una piattaforma ormai affermata a livello globale. Nel 2017 viene introdotta una novità importante: viene modificato il limite di caratteri per ogni tweet, che passa da 140 a 280. Sono anche gli anni della Brexit, del primo mandato Trump negli Stati Uniti e infine del COVID: si inizia a discutere seriamente di disinformazione e hate speech. Twitter introduce le etichette di avviso sotto alcuni contenuti, che invitano gli utenti a verificare i fatti: sono state particolarmente popolari nel periodo pandemico, dove spesso la piattaforma ospitava disinformazione medica potenzialmente molto pericolosa. L’idea era quella di contestualizzare le informazioni invece che censurare, e rallentare la viralità delle faek news.
Nel 2021, Jack Dorsey lascia la guida della compagnia. Ma ci si prepara a cambiamenti ben più radicali. Il vero punto di rottura avviene nel 2022, quando la piattaforma viene acquistata da Elon Musk, e cambia profondamente volto, oltre che nome: oggi si chiama X.


