Il 2026 è un anno ricco di grandi anniversari nel mondo dei videogiochi: dopo i trent’anni di Pokémon, è ora il turno di Resident Evil di festeggiare lo stesso traguardo. Il primo capitolo di questa storica saga di Capcom uscì infatti in Giappone il 22 marzo 1996 su PlayStation, rivoluzionando profondamente il modo di concepire i videogiochi horror dell’epoca. Pur non essendo il primo titolo del genere, il suo impatto fu tale da dare origine a un vero e proprio sottogenere, il survival horror, che venne poi ripreso da numerose altre produzioni, tra cui Silent Hill di Konami.
Da quel primo episodio, Resident Evil è diventata la serie più importante di Capcom, detenendo ancora oggi il record di vendite complessive della compagnia, con oltre 180 milioni di copie distribuite in trent’anni. Il suo impatto culturale, inoltre, non si è limitato al solo ambito videoludico: il franchise ha dato vita a una popolare saga cinematografica composta da sei film, con protagonista Milla Jovovich e diretta da Paul W. S. Anderson, oltre a serie televisive, film d’animazione, fumetti e romanzi. Nel corso di quest’anno è prevista anche l’uscita di un nuovo film reboot, diretto da Zach Cregger.
Il modo migliore per celebrare questo importante anniversario è però arrivato direttamente sul fronte videoludico con Resident Evil Requiem, nono capitolo ufficiale della saga, pubblicato a fine febbraio. Il titolo ha già superato i 6 milioni di copie vendute in meno di un mese, conquistando sia la critica sia il pubblico. Questo gioco segna il ritorno di uno dei personaggi più amati del franchise, Leon S. Kennedy, affiancato dalla nuova protagonista Grace Ashcroft. I due incarnano le due anime della serie: da una parte l’orrore più puro e opprimente, dall’altra l’azione spettacolare. Un capitolo ideale per celebrare i trent’anni della saga, anche perché riporta i giocatori nel luogo in cui tutto è iniziato: Raccoon City.
Una storia lunga 30 anni
La nascita di Resident Evil
Il primo Resident Evil nacque dalla mente di uno dei più importanti game designer giapponesi: Shinji Mikami. Il suo mentore, Tokuro Fujiwara, aveva realizzato nel 1989 un videogioco horror per Nes chiamato Sweet Home, basato su un film dell’orrore giapponese. Il titolo prendeva alcuni elementi dai classici rpg nipponici, ma si fondava anche su enigmi da risolvere per riuscire a fuggire da una grande casa divenuta una prigione per i cinque protagonisti, costretti a farsi strada tra orde di mostri, fantasmi e zombie.
Nel 1993 Fujiwara propose a Mikami di realizzare un nuovo titolo horror ispirato proprio a Sweet Home e Mikami, inizialmente riluttante perché non molto amante del genere (soprattutto perché si spaventava facilmente), accettò quando il suo mentore gli fece notare come fosse proprio la persona giusta, in quanto capace di comprendere davvero cosa potesse spaventare un giocatore. Così iniziò lo sviluppo del primo Resident Evil, che richiese ben tre anni di lavoro. Inizialmente previsto per Super Nintendo, il progetto venne poi spostato su PlayStation con l’avvento della grafica 3D. Nei primi sei mesi Mikami lavorò al gioco praticamente da solo, ma verso la fine dello sviluppo il team arrivò a contare circa 80 persone.


