Quel 23 marzo 2001 la distruzione della Mir, con rientro controllato, fu uno spettacolo atteso da un po’, sebbene all’ultimo i piani fossero stati parzialmente rivisti.
La Mir è stata una stazione spaziale modulare con una massa di circa 140 tonnellate. A configurazione completa contava otto moduli, comprendendo anche i veicoli per il trasporto umano come la Soyuz e quello per il rifornimenti Progress M. Quelli dedicati alle attività di bordo routinarie, ai sistemi di controllo e alimentazione, alle attività sperimentali dentro e fuori la stazione e al monitoraggio terrestre erano il modulo centrale, Kvant 1, Kvant 2, Kristall, Spektr e Priroda. Considerando anche la presenza del modulo di docking per l’aggancio allo Space shuttle – nella storica collaborazione con il programma Shuttle-Mir – le dimensioni erano di 33 metri, per 31 metri per 27 metri, ricorda l’Esa. Stava lassù dal 1986, quando venne lanciato il modulo centrale, fu completata nel 1996 e sarebbe stata operativa appunto fino al 2001. Il più grande valore e traguardo riconosciuto pressoché universalmente alla Mir è quello di essere stato un luogo di collaborazione internazionale, non solo con gli storici rivali degli Stati Uniti. Ma era ormai datata e troppo onerosa da mantenere.
Le ultime missioni sulla Mir
L’addio alla stazione spaziale russa era cominciato un po’ prima di quel marzo 2001. Nell’estate del 1999, quando l’ipotesi di smantellamento datava la fine della Mir all’anno successivo, riportano le cronache dell’epoca, c’era stato l’addio mesto ed ufficiale da parte degli ultimi inquilini. “Con il dolore nel cuore, stiamo abbandonando un pezzo di Russia, qualcosa che abbiamo costruito nello Spazio, e non è chiaro cosa costruiremo dopo”, dichiarò all’epoca il cosmonauta Viktor Afanasyev. Tecnicamente però quella non sarebbe stata l’ultima missione sulla Mir: l’anno seguente la stazione sarebbe stata di nuovo abitata.
Pensionamento ritardato per la Mir
A raggiungerla fu una discussa missione destinata a fare storia, la Soyuz Tm-30, con a bordo i cosmonauti Sergei Zalyotin e Aleksandr Kaleri. Non era nata come una missione d’addio, tutt’altro: lo spirito era quello di rivedere i piani, e di estendere la durata della stazione spaziale russa, con le dovute attività di manutenzione. Magari destinandola a progetti di turismo spaziale, ricorda un vecchio articolo del Guardian. Non a caso a finanziare la missione – che per questo divenne storica – era stata un’azienda privata: ben prima che nel campo scendessero Boeing, Space X o la Virgin Galactic. Ciò nonostante, aggiunge Russianspaceweb, il progetto era mal visto dagli Usa, per timore di un dirottamento di fondi e impegno dalla neonata Stazione spaziale internazionale. La costruzione della Iss infatti era cominciata appena nel 1998, e alla fine del Duemila si sarebbero insediati i primi astronauti. Malgrado le promesse di nuove missioni, nuovi fondi a sostegno dell’estensione di attività della Mir, le cose andarono diversamente, portando le autorità a tornare sui propri passi, e programmando il rientro controllato della stazione.


