Le implicazioni economiche sono ovviamente rilevanti. Si stima che un aumento del 10% del prezzo del petrolio si traduca in un incremento di circa 0,4 punti percentuali dell’inflazione globale e in una riduzione compresa tra lo 0,1% e lo 0,2% del prodotto interno lordo (pil) mondiale. Effetti che potrebbero intensificarsi se la crisi si protrarrà o se le interruzioni dell’approvvigionamento dovessero aggravarsi.
Il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol, ha avvertito che, in assenza di una soluzione rapida, le ripercussioni sui mercati energetici e sulle economie continueranno a peggiorare. Nel frattempo, l’agenzia ha già avviato una serie di interventi per contribuire a stabilizzare il settore energetico a livello globale.
Per compensare il calo dell’offerta, all’inizio di marzo i paesi membri dell’Aie hanno per esempio concordato il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche di emergenza. Sebbene si tratti della più ampia immissione nella storia dell’organizzazione, l’Aie riconosce che da sola la misura non è sufficiente a mitigare gli effetti dell’interruzione. “Concentrarsi sulla domanda è uno dei modi più immediati per dare respiro ai consumatori, migliorando l’accessibilità economica e rafforzando la sicurezza energetica”, ha dichiarato l’ente.
Dieci misure per affrontare la scarsità di petrolio
In questo contesto, l’Aie ha condiviso dieci raccomandazioni rivolte a governi, imprese e cittadini per contenere l’impatto economico della crisi. Birol ha sottolineato che queste misure “hanno dimostrato la loro efficacia in diversi contesti”, e nell’attuale scenario di incertezza possono quindi essere utili sia per le economie avanzate che per i paesi in via di sviluppo.
La maggior parte degli interventi si concentra sulla mobilità su strada, responsabile di circa il 45% della domanda globale di petrolio. Ma le raccomandazioni riguardano anche l’aviazione, l’industria e alcune abitudini quotidiane che possono essere modificate per ridurre i consumi energetici. Ecco cosa propone l’Aie:
- Favorire lo smart working: gli spostamenti quotidiani verso il luogo di lavoro rappresentano tra il 5% e il 30% dell’attività automobilistica. L’adozione del lavoro da remoto per tre giorni a settimana potrebbe ridurre il consumo di carburante fino al 6%. Secondo l’Aie, un automobilista medio che passi da zero a tre giorni di smart working in una settimana lavorativa di cinque giorni potrebbe ridurre il proprio consumo personale fino al 20%.
- Ridurre i limiti di velocità: in molte autostrade i limiti oscillano tra 100 e 130 chilometri orari. Abbassarli di almeno 10 km/h potrebbe tradursi, per il singolo conducente, in una riduzione tra il 5% e il 10% dei consumi. Su scala nazionale, il risparmio stimato varia tra l’1% e il 6%, a seconda delle infrastrutture e delle abitudini di guida.
- Rafforzare il trasporto pubblico: nelle grandi città, i tragitti brevi (inferiori ai 30 chilometri) possono rappresentare fino al 50% del consumo di petrolio delle auto private. Incentivare il trasporto pubblico permetterebbe di ridurre i consumi nazionali in questo segmento tra l’1% e il 3%.
- Targhe alterne: la misura prevede di limitare la quantità dei veicoli su strada in base al numero finale della targa, alternando la circolazione tra pari e dispari. Applicata due giorni a settimana su metà del parco auto, questa soluzione potrebbe generare risparmi tra l’1% e il 5% del consumo nazionale di petrolio nel trasporto privato.
- Car sharing e guida efficiente: condividere i veicoli e regolare l’uso dell’aria condizionata può incidere in modo significativo sui consumi. Anche una guida più fluida, con accelerazioni progressive e il mantenimento di una corretta pressione degli pneumatici, contribuisce a migliorare l’efficienza. Nel complesso, queste pratiche potrebbero ridurre la domanda di petrolio tra il 5% e l’8%.
- Ottimizzazione dei veicoli commerciali e delle consegne: nel trasporto merci, accorgimenti come la corretta pressione degli pneumatici, la riduzione dei tempi di inattività e la limitazione di frenate e accelerazioni brusche possono fare la differenza. Anche ottimizzare le rotte, evitando viaggi a vuoto, è un fattore chiave. L’adozione diffusa di queste pratiche potrebbe ridurre i consumi fino al 4% nel trasporto merci e tra il 3% e il 5% nella domanda di diesel.
- Ridurre l’uso di gpl nei trasporti: circa il 2% del parco auto globale utilizza gpl, ma in paesi come Italia e Corea del Sud la quota arriva al 10%, spesso con veicoli bifuel. Privilegiare la benzina potrebbe quasi azzerarne l’uso nei trasporti in alcuni contesti, ma comporterebbe un aumento della domanda globale di carburante di circa il 2%.
- Ridurre i voli di lavoro: tra il 20% e il 40% del traffico aereo è legato a viaggi professionali. Sostituirli con riunioni virtuali potrebbe ridurre fino al 40% questi spostamenti, con un calo della domanda di carburante per l’aviazione tra il 7% e il 15%.
- Alternative moderne per cucinare: il gpl rappresenta circa il 10% del consumo globale di petrolio ed è ampiamente utilizzato nelle abitazioni. Sostituirlo con soluzioni elettriche, come piastre o fornelli, può contribuire a ridurre l’impatto economico dei rincari.
- Miglioramenti operativi nell’industria: il settore industriale può ridurre l’uso di gpl e riserverlo alle attività essenziali attraverso interventi come la manutenzione dei macchinari, lo spegnimento degli impianti inutilizzati, l’ottimizzazione di temperatura e pressione e la riparazione delle perdite. Nel breve periodo, queste misure potrebbero ridurre i consumi fino al 5%.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.


