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Perché il Cobol è l’amianto dei linguaggi di programmazione: pericoloso, onnipresente e difficilissimo da eliminare

di webmaster | Mar 26, 2026 | Tecnologia


All’inizio della pandemia di Covid-19, il governatore del New Jersey fece un’ammissione insolita: aveva finito gli sviluppatori esperti di Cobol. I sistemi informatici dello stato che gestivano i sussidi di disoccupazione erano scritti in un linguaggio di programmazione vecchio di 60 anni e dovevano essere modificati in modo da poter elaborare centinaia di migliaia di richieste. Il problema era che i dipendenti pubblici in grado di farlo erano pochi. E la crisi si estendeva ben oltre il New Jersey: secondo un calcolo approssimativo, nel 2020 le inefficienze legate al Cobol sono costate 105 miliardi di dollari al pil degli Stati Uniti.

Se pensate che il New Jersey si sia limitato a trovare un sostituto e che il Covid abbia rappresentato l’ultimo sussulto del Cobol, vi sbagliate. Il nuovo sistema per amministrare le indennità di disoccupazione dello stato ha sì apportato una serie di miglioramenti, ma il suo backend era ancora affidato al dinosauro informatico.

Il Cobol, acronimo di Common business-oriented language, è il linguaggio informatico più diffuso della storia. Dei 300 miliardi di linee di codice scritte fino al 2000, l’80% era in Cobol. Negli Stati Uniti il linguaggio è ancora molto utilizzato in un gran numero di sistemi governativi, dai registri dei veicoli ai sussidi, e in un giorno qualsiasi può gestire transazioni finanziarie nell’ordine dei 3.000 miliardi di dollari. Si potrebbe pensare al Cobol come a una sorta di amianto digitale, un tempo quasi onnipresente e ora incredibilmente difficile da rimuovere (oltre che pericoloso).

Da dove arriva il Cobol

Il Cobol fu proposto per la prima volta nel 1959 da un comitato che comprendeva la maggior parte dell’industria informatica statunitense (tra cui Grace Hopper). Il gruppo voleva sviluppare “un linguaggio commerciale comune per i computer digitali automatici”, in modo da risolvere un problema sempre più diffuso: i costi della programmazione. All’epoca i software erano scritti su misura per macchine specifiche; per farli girare su un computer diverso, era quindi necessario riscriverli quasi completamente. Il comitato si rivolse al dipartimento della Difesa, che accolse volentieri il progetto.

Il Cobol aveva un design che lo distingueva dagli altri linguaggi, una caratteristica vera oggi come allora. Doveva essere scritto in un inglese semplice, in modo da essere usato da chiunque, anche senza competenze di programmazione. I simboli matematici furono aggiunti solo dopo un notevole dibattito. Per facilitare la scrittura, la maggior parte delle versioni consente l’uso di centinaia di parole (per dare un’idea, Java ne accetta solo 68), tra cui is, then e to.

All’epoca c’era addirittura chi sosteneva che il Cobol fosse destinato a sostituire i programmatori, che negli anni Sessanta occupavano un posto di grande rilievo in molte aziende, padroneggiando una tecnologia che la maggior parte delle persone riusciva a malapena a comprendere. Dal canto loro, i creatori del Cobol speravano che il linguaggio sarebbe stato anche capace di generare la propria documentazione, facendo risparmiare tempo agli sviluppatori e rendendo più facile la manutenzione nel lungo periodo.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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