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Come si prende l’epatite A e come riconoscere subito i sintomi della malattia che sta provocando focolai in diverse regioni d’Italia

di webmaster | Mar 30, 2026 | Tecnologia


L’Italia si trova ad affrontare una nuova risalita dei casi di epatite A, con un picco significativo registrato nel marzo 2026 che ha visto oltre 160 segnalazioni in un solo mese. Il fenomeno, monitorato dal sistema di sorveglianza Seieva coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss), ha colpito in modo particolare Campania, Lazio e Puglia, regioni dove la concentrazione di contagi ha spinto le autorità a rafforzare i controlli sulla filiera alimentare. Sebbene la situazione sia considerata sotto controllo, l’incremento rispetto ai due anni precedenti — 631 casi nel 2025, già in risalita rispetto ai 443 del 2024 — suggerisce che il virus stia trovando nuovi spazi di diffusione.

Come si trasmette l’epatite A

L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus Hav, un microorganismo che si trasmette prevalentemente per via oro-fecale. A differenza di altre forme di epatite virale, come la B o la C, questa patologia non cronicizza, ma può manifestarsi in forme più o meno severe, anche a seconda dell’età del paziente. Nei primi tre mesi del 2026, ben 262 casi sono stati direttamente collegati al consumo di frutti di mare, una cifra quasi sei volte superiore a quella registrata nello stesso periodo del 2024.

Il meccanismo di trasmissione principale è legato alle feci: il virus viene eliminato con le evacuazioni dalle persone infette e può finire negli scarichi fognari da cui, se non correttamente depurati, può infine arrivare a contaminare allevamenti di molluschi e coltivazioni agricole. Cozze, vongole e ostriche, in particolare, agiscono come veri e propri filtri biologici, concentrando le particelle virali al loro interno. Mangiare questi prodotti crudi o poco cotti rappresenta il principale fattore di rischio alimentare, ma il virus può diffondersi anche attraverso acqua contaminata o verdure lavate con acqua non potabile.

Sintomi e rischi

Il periodo di incubazione dell’epatite A è piuttosto lungo, variando dai 15 ai 50 giorni, il che rende spesso difficile per i pazienti risalire con precisione al pasto o al contatto che ha scatenato l’infezione. I sintomi classici includono febbre, malessere generale, nausea, dolori addominali e l’insorgenza dell’ittero, ovvero la colorazione giallastra della pelle e delle sclere oculari, accompagnata da urine scure e feci chiare.

Mentre nei bambini la malattia decorre spesso in modo asintomatico, negli adulti la sintomatologia può essere più intensa e prolungata. Sebbene la letalità generale sia bassa (tra lo 0,1% e lo 0,3%), il rischio aumenta sensibilmente per i soggetti sopra i 50 anni o per chi è già affetto da malattie epatiche croniche, arrivando a toccare punte dell’1,8% nei casi di epatite fulminante. È proprio questa variabilità clinica a rendere necessaria una diagnosi tempestiva attraverso esami del sangue specifici che rilevano la presenza di anticorpi anti-Hav.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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