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La pirateria nel settore audiovisivo
non solo porta danni economici e culturali, ma mette a rischio
anche la sicurezza informatica degli utenti. In un triennio è
cresciuto del 14,5% l’impatto economico relativo delle minacce
cyber legate alla fruizione di contenuti illegali in rete, con
un danno economico pro capite medio di 1.204 euro. E si stima
che entro il 2030 la pirateria porterà a una perdita di oltre
34mila posti di lavoro. Sono i dati che emergono dalla ricerca
‘Il prezzo nascosto della pirateria’ realizzata dall’Istituto
per la Competitività I-Com e presentato oggi alla Camera dei
Deputati.
“È un fenomeno allarmante, le piattaforme illegali sono uno
dei principali veicoli di diffusione di malware, phishing e
sottrazione dei dati personali poi rivenduti sul dark web –
spiega Stefano da Empoli, presidente di I-Com -. È quindi
fondamentale aumentare la consapevolezza sui pericoli della
pirateria in particolare tra i giovani, i più penalizzati dalla
perdita di posti di lavoto”.
Secondo la ricerca, gli utenti dei servizi pirata vittime di
furti di dati personali e truffe digitali subiscono una perdita
che supera i 1.500 euro nella fascia di età compresa tra i 45 e
i 64 anni. Il danno economico complessivo è inoltre passato da
1,24 miliardi di euro nel 2022 a 1,32 miliardi nel 2023, fino a
superare 1,42 miliardi di euro nel 2024, con un incremento del
14,5% nell’arco di tre anni.
I dati elaborati da I-Com – insieme alle evidenze dei
principali studi sul tema come la ricerca Fapav/Ipsos che ha
calcolato la pirateria interessa il 40% della popolazione adulta
italiana – stimano infine che entro il 2030 la pirateria
potrebbe costare all’Italia oltre 34mila posti di lavoro
nell’industria creativa, di cui circa 27mila concentrati nella
produzione cinematografica, televisiva e audiovisiva. Secondo la
ricerca, infine, nel solo 2025 la pirateria sarebbe già costata
3.400 posti di lavoro in questo comparto industriale, con un
trend in crescita del +47% rispetto all’anno precedente.
FP


