I media internazionali si stanno accorgendo del fatto che la rivoluzione delle rinnovabili in Cina è al momento una delle principali storie a livello mondiale, al cospetto della quale l’ostinata avversione di Donald Trump per la transizione verde diventa un argomento di interesse minore. Ma quello che chi racconta questa rivoluzione tecnologica verde sottovaluta quasi sempre è il caos che la caratterizza. Non parliamo di un processo dall’alto verso il basso gestito con scrupolo e basato su sussidi statali, bensì di una corsa folle tra aziende in competizione tra loro. L’utopia cinese è ben lontana dall’essere un processo ordinato: è la storia della decimazione di comunità che basavano la propria sussistenza sul carbone, di guerre dei prezzi che travolgono un mercato dopo l’altro e di reti elettriche che diventano sempre più instabili man mano che acquisiscono centralità nel sistema energetico. E nessuno – tanto meno una fantomatica Cina monolitica che tira le fila del processo – è in grado di gestire le ripercussioni del cambiamento in atto.
Il 2024 è stato un anno da record per il solare anche negli Stati Uniti, che hanno aggiunto circa 50 gigawatt di nuova capacità (i progetti nel settore sono generalmente misurati in base alla loro produzione, e non alla superficie).
Prendiamo in considerazione alcuni numeri diversi, per fare un po’ di chiarezza e qualche confronto. Solo nei primi tre mesi del 2025, la Cina ha aggiunto 60 gigawatt di nuova capacità solare alla rete nazionale, a cui si sommano altri 45 gigawatt ad aprile e ben 92 gigawatt a maggio, ovvero 3 gigawatt al giorno.
Il motivo di questa folle corsa allo sviluppo del solare? All’inizio del 2025 – nel tentativo di contenere l’industria –, Pechino ha annunciato che avrebbe sospeso una storica politica che aveva di fatto sostenuto i prezzi delle rinnovabili, ancorandoli a quelli dell’energia proveniente dal carbone in ogni provincia. Il governo ha dichiarato che qualsiasi impianto installato dopo maggio 2025 non avrebbe più beneficiato di questa possibilità. La frenesia di quei mesi, quindi, era semplicemente il risultato del tentativo di sfruttare le condizioni più favorevoli prima della scadenza.
E infatti, dalla fine di maggio in avanti le nuove installazioni sono crollate. Nei quattro mesi successivi in Cina sono stati aggiunti in media solo 10 gigawatt di nuova capacità, un ritmo dimezzato rispetto all’anno precedente ma comunque molto più sostenuto di quello registrato dall’America nel suo picco.
Le contraddizioni del boom cinese delle rinnovabili
Questo imponente afflusso di nuova energia solare sta sovraccaricando la rete elettrica cinese, sia dal punto di vista tecnico che da quello economico. Affinché i mercati dell’elettricità funzionino, i gestori della rete devono bilanciare costantemente domanda e offerta. Ma la prima non può essere sempre ridotta quando supera la seconda. Non è possibile accendere e spegnere le centrali nucleari ogni volta che l’energia solare invade la rete. Alcuni impianti a carbone del paese, inoltre, portano calore alle comunità attraverso il vapore, e quindi devono rimanere in funzione anche se l’elettricità che generano è superflua.

