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giulio regeni | Wired Italia

di webmaster | Apr 8, 2026 | Tecnologia


C’è una grossa querelle intorno al docufilm Giulio Regeni – Tutto il male del mondo. Tutto è iniziato nei giorni scorsi dopo che sono uscite le graduatorie che hanno escluso il film di Simone Manetti da uno dei tre tipi di finanziamenti pubblici, quelli selettivi. Il film, che ricostruisce le fasi processuali dell’omicidio in Egitto del ricercatore italiano, aveva fatto richiesta di contributi per 131mila euro ma la commissione preposta, nominata dal governo, non l’ha ritenuto meritevole. Questo ha portato alle dimissioni per protesta del critico cinematografico Paolo Mereghetti e del consulente cinematografico Massimo Galimberti, membri di altre commissioni incaricate di assegnare i contributi. Ora la questione è finita in parlamento mentre la pellicola tornerà al cinema come forma di protesta contro l’esclusione dai finanziamenti pubblici.

Cosa sappiamo sull’esclusione

Il docufilm su Regeni

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è un docufilm che ripercorre minuziosamente la storia di Giulio Regeni, dalla sua scomparsa fino ai giorni nostri. Il film alterna le immagini degli ultimi giorni di Regeni al Cairo e delle rivolte della primavera araba con le interviste ai suoi genitori, che per la prima volta hanno deciso di prestare il loro volto e la loro voce in un film, e all’avvocata Alessandra Ballerini, che da anni li assiste nella loro enorme battaglia per la verità e giustizia. A questo si sommano stralci del processo in corso al Tribunale di Roma, dove sono imputati (senza essere presenti a causa dell’ostruzionismo delle autorità egiziane che non ne hanno mai notificato il rinvio a giudizio) i quattro agenti della National Security Agency egiziana, Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abedal Sharif.

“Come fosse un atto di cittadinanza attiva, abbiamo voluto affiancarci con i nostri mezzi alla battaglia del popolo giallo che da dieci anni chiede verità e giustizia per la morte di Giulio Regeni”, aveva raccontato a Wired Italia Simone Manetti, regista del film prodotto da Ganesh Produzioni e distribuito nelle sale da Fandango a partire dal 2 febbraio 2026. “Spero che il film possa contribuire a raccontare questa storia e a fare in modo che non svanisca. È un film anche per chi non la conosce, forse soprattutto per questo tipo di platea, per cercare di ampliare l’onda gialla che da anni segue i genitori di Giulio”, aveva aggiunto Manetti. Che ora però non si è visto riconoscere dal ministero della Cultura i finanziamenti pubblici in quello che è diventato un caso politico.

Niente finanziamenti pubblici

Il film Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è stato realizzato con un budget di 328mila euro. A causa dei ritardi ministeriali cronici è stato deciso di produrre il film e di richiedere solo in un secondo momento l’accesso ai finanziamenti pubblici. La società di produzione si è così candidata al fondo che sostiene “documentari cinematografici, televisivi o web di particolare qualità artistica e su personaggi e avvenimenti dell’identità culturale nazionale italiana”. Trattandosi di contributi selettivi, a valutare le richieste è una commissione composta da cinque persone, scelte tra parlamentari ed esperti cinematografici, nominata dal governo. Ed è proprio a partire da questo che è esplosa la polemica.

Il film su Giulio Regeni si è infatti piazzato 36esimo nella graduatoria ed è stato escluso dai contributi selettivi, per cui aveva fatto richiesta al ministero di 131mila euro su un fondo complessivo di 14 milioni di euro. A penalizzarlo sono stati voti bassi in alcune categorie, come quella relativa alla “Qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura e del soggetto”, alla “Visione del regista e al linguaggio cinematografico o audiovisivo proposto”, alla “Qualità dell’apporto del cast artistico e tecnico all’opera audiovisiva” e alla “Coerenza tra sceneggiatura e dimensione economica, finanziaria e distributiva del progetto”. Una stroncatura sorprendente alla luce delle recensioni entusiaste dei critici cinematografici quando il film era uscito nelle sale, ma anche della coerenza tra l’oggetto del film e quello che i contributi selettivi mirano a sostenere finanziariamente.

Una scelta politica?

Il fatto che la commissione esaminatrice abbia una connotazione politica vicina al governo ha fatto esplodere le proteste. Da tempo il ministero della Cultura è al centro delle polemiche per il modo in cui cerca di interferire nella produzione e nella promozione cinematografica italiana e i rapporti con l’industria cinematografica sono tesi. Le opposizioni hanno annunciato tre interrogazioni parlamentari al ministro Alessandro Giuli perché spieghi il motivo dell’esclusione del film su Regeni dai finanziamenti pubblici mentre il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, Anac, Wgi, Air3, Aidac, Acmf ha sottolineato come da tempo chieda al governo che la nomina degli esperti avvenga all’insegna della “massima competenza e trasparenza” e che oggi tali criteri non siano pienamente rispettati.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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