Thrash. (L-R) Alyla Browne as Dee, Dante Ubaldi as Will and Stacy Clausen as Ron in Thrash. Cr. Netflix © 2026.Courtesy of Netflix
Thrash funziona più come pellicola catastrofica come horror. Alcune sequenze del film, girato in Australia, specialmente quella (relativamente) iniziale dello tsunami (non siamo ai livelli di The Impossible, ma è ben girata) e quelle notturne a filo d’acqua sono discretamente spettacolari. Wirkola è un veterano, sa mantenere un ritmo compatto e serrato ma questa volta non riesce a mantenere la tensione: al posto di mangiarsi le unghie in attesa che dalle acque che inondano la città emerga uno squalo affamato, il pubblico si organizza mentalmente la spesa. Il film ha una classificazione di “non adatto ai minori di 16 anni” (negli Stati Uniti questo infonde il sacro terrore in distributori ed esercenti, perché equivale alla morte del box office). Lo sfoggia come se fosse una medaglia al valore, ma di così cruento da giustificarlo non c’è molto: un sacco di arti mozzati, sangue che si spande in pozze nell’acqua, sbudellamenti, il solito. Conoscendo gli americani – Thrash è Made in Us (e Australia) – è più probabile che il divieto sia da imputare alle imprecazioni dei protagonisti, più che giustificate quando cerchi di scampare a un uragano, alla pioggia battenti, ad auto e alberi che ti vengono addosso, a squali zannuti che strappano arti sott’acqua senza neanche farsi vedere.
Le analogie con la gloriosa saga di Sharknado sono inevitabili ma in realtà… non ce ne sono: il film di Wirkola si prende abbastanza sul serio ed è un peccato, una buona dose di humour avrebbe giovato. L’umorismo presente è tendenzialmente involontario (l’esilarante scena del parto, la comparsa a sorpresa di una presenza familiare che avrebbe potuto rendere il film un cult). Con una trama inesistente (e i personaggi principali appaiono sempre magicamente al posto giusto), dialoghi banali, relazioni telefonate e nessun approfondimento dei protagonisti (non che sia essenziale) – Thrash ha tra i suoi pregi maggiori la breve durata, meno di novanta minuti. Si aggiunge la precisione con cui non perde tempo nel lanciare lo spettatore direttamente nel cuore del ciclone, prima di annegare nel servizio completo dei cliché del genere e nel déjà vu perpetuo. Non inveiremo contro un film catastrofico a basso budget girato in una pozzanghera, ma non si vedono squali abbastanza spesso per considerarlo uno shark movie.


