I due Human landing system (Hls) attualmente in fase di sviluppo, Starship Hls e Blue Moon, hanno ancora molta strada da fare. Blue Moon non è ancora stato testato in orbita, così come Starship, che pur avendo completato con successo due voli di prova suborbitali, per il momento non ha nemmeno dimostrato capacità di rifornimento al di fuori della Terra, né è dotata di un sistema di supporto vitale.
Se i sistemi Hls verranno ultimati in tempo e Artemis III andrà come da previsioni, il passo successivo sarà Artemis IV, che realizzerebbe il primo allunaggio con equipaggio. Prevista per la fine del 2028, la missione porterà nell’orbita lunare gli astronauti a bordo di Orion, che poi si trasferiranno su un modulo di atterraggio commerciale per scendere verso il polo sud della Luna, prima di tornare sulla Terra.
Più avanti, il programma si concentrerà sullo sviluppo di infrastrutture a lungo termine sia nell’orbita che sul suolo lunare, come una base prevista per il 2032. Le missioni successive, da Artemis V in poi, dovrebbero quindi ampliare le operazioni in superficie, trasportare attrezzature e costruire gradualmente una presenza stabile sul satellite, oltre a preparare le missioni verso Marte. Secondo Isaacman, è previsto almeno un volo lunare all’anno.
Ma tutto questo è davvero fattibile? Per mettere in moto un programma del genere servono soprattutto risorse economiche. Attualmente, il budget della Nasa si aggira intorno ai 24,4 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2026, pari a circa lo 0,3% della spesa federale degli Stati Uniti. L’attuale Casa Bianca ha già proposto tagli significativi all’agenzia (intorno al 23%, che porterebbero il budget a circa 18,8 miliardi di dollari), che però non sono stati approvati dal Congresso. Ma indipendentemente dai tagli, i programmi di esplorazione con equipaggio come Artemis dovrebbero continuare a ricevere finanziamenti rilevanti.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.


