Ora le modifiche alla normativa aprono le porte a questa serie di attività. “La protezione dei ghiacciai e dell’ambiente periglaciale è fondamentale, perché l’acqua di fusione che si genera in questi ambienti alimenta numerosi bacini idrici del paese – ha detto Federico Ponce a Wired –. L’attività mineraria in queste aree comporta un concreto rischio di contaminazione del sistema suolo-acqua e la distruzione di questi ambienti”.

Ciò che ci aspetta è l’inquinamento dei nostri fiumi, delle falde acquifere e dell’acqua – ha rincarato Cristian Fernández –. L’acqua smette così di essere un diritto umano fondamentale per diventare una semplice risorsa di produzione dell’industria estrattiva delle grandi miniere”.

Chi ha spinto per la riforma della legge

I sostenitori della riforma, come il governo di Javier Milei e la lobby del settore minerario, parlano di uno strumento necessario per sbloccare investimenti e rilanciare la crescita economica. Secondo loro la normativa precedente era troppo restrittiva e frenava lo sviluppo di progetti legati a risorse strategiche come litio e rame, con ricadute su occupazione e competitività.

I governatori delle province che compongono il Tavolo del Litio e del Rame hanno infatti insistito affinché la tutela dei ghiacciai dipendesse dall’importanza idrica dei bacini. Il problema, però, è che a stabilire questa importanza sarebbero le stesse province dove si trovano i giacimenti: un evidente conflitto di interessi, come sostiene la Fondazione ambiente e risorse naturali.

La riforma, inoltre, viene giustificata come un modo per “chiarire” i criteri di tutela e rafforzare il ruolo delle province nella gestione delle risorse naturali. Argomentazioni che, secondo le associazioni ambientaliste e parte della comunità scientifica, rischiano di tradursi in una riduzione sostanziale delle tutele e nell’apertura indiscriminata alle attività estrattive in aree estremamente delicate.

Quanti sono e come stanno i ghiacciai argentini

I ghiacciai in Argentina si trovano in più della metà delle province del paese (12 su 23). Secondo l’Inventario Nazionale dei Ghiacciai, sono quasi 17mila i corpi glaciali censiti, compresi i cosiddetti ghiacciai rocciosi dell’ambiente periglaciale, ovvero quei terreni permanentemente ghiacciati dove il ghiaccio si mescola con rocce e sedimenti. Si tratta di una superficie di oltre 8.000 km², che si estende dalla Cordigliera delle Ande fino alle Isole dell’Atlantico meridionale, grande 41 volte la città di Buenos Aires.

Il problema è capire chi stabilirà quale area è davvero rilevante e dove si potranno avviare attività minerarie – ha spiegato a Wired Federico Ponce –. La riforma non tocca solo i ghiacciai ma l’intero ambiente periglaciale, che spesso viene confuso con l’area che circonda i ghiacciai ma è qualcosa di più: è un’area di alta montagna molto fredda in cui il suolo, l’acqua e le rocce sono soggetti a continui cicli di congelamento e scongelamento. È un ambiente importante perché funziona come una riserva d’acqua che si congela in inverno e viene rilasciata gradualmente in primavera nei fiumi e nei laghi, oppure che resta intrappolata nel suolo per molti anni. La riforma della legge sui ghiacciai propone di ridurre l’area protetta dell’ambiente periglaciale, limitandone la tutela a poche forme del paesaggio, come i ghiacciai di detrito, e solo se hanno un apporto idrico ‘rilevante e comprovabile’. Il periglaciale è un sistema complesso che alimenta fiumi, torrenti e laghi e sostiene numerosi ecosistemi: restringerlo a poche geoforme significa indebolirne la protezione”.

Le possibili conseguenze

Quali conseguenze può avere dunque l’approvazione di questa riforma? “Come sempre, quando si introducono attività antropiche come l’attività mineraria si corrono dei rischi – ha detto a Wired Federico Ponce –. Si rischiano inquinamento e sversamenti che potrebbero contaminare le acque del sottosuolo, che finirebbero poi nei bacini idrografici e nei corsi d’acqua che alimentano ampie porzioni di territorio. E spesso questi sistemi fluviali non attraversano una sola provincia, ma si estendono su più province dell’Argentina. Di conseguenza, ciò che avviene nei bacini ad alta quota e nelle zone periglaciali può avere grosse conseguenze su una scala regionale molto più ampia. Il problema è che nelle aree di alta montagna esistono dei giacimenti minerari di grande valore economico”.

Gli interessi economici in ballo

Secondo i dati del Segretariato delle Miniere ripresi dall’Istituto italiano per il commercio estero (Ice), l’Argentina dispone di grosse quantità di minerali strategici come il litio e il rame. Il paese, infatti, si colloca insieme a Cile e Bolivia nel cosiddetto “triangolo del litio”, un’area geografica che concentra quasi il 60% delle riserve mondiali di questo componente essenziale per le tecnologie legate alla transizione verde e digitale, la cui domanda nei prossimi anni è destinata ad aumentare.

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