di Flavio Perrone
Ci sono persone che conosci da tempo, con le quali hai condiviso tratti di strada, e che non smettono mai di sorprenderti. Non perché abbiano cambiato rotta, ma perché la loro rotta è sempre stata quella: verso l’alto.
Francesco Maria Sacerdoti è una di queste persone. E la notizia di questi giorni, la vittoria dell’Innovation Award al Classical:NEXT con il progetto SOAVE, non mi ha sorpreso. Mi ha reso orgoglioso. Perché chi lo conosce sapeva che prima o poi il mondo si sarebbe accorto di lui in modo inequivocabile.
SOAVE non è un semplice progetto tecnologico. È una reinvenzione dell’esperienza musicale: ascolto tridimensionale, immersivo, capace di trasformare il modo in cui il corpo e la mente si relazionano con la musica classica. Un’idea che ha sbaragliato concorrenti dal Giappone agli Stati Uniti, portando l’Italia sul podio di un contest internazionale che dal 2012 celebra le innovazioni più significative nel settore. L’Italia non ci era mai salita, su quel podio. Ci siamo saliti adesso, con Napoli, con la Federico II, con Francesco.
Ma chi è Francesco Maria Sacerdoti, per chi non lo conosce ancora?
È un ingegnere del suono con un percorso che pochissimi al mondo possono vantare. Ha progettato i centri di controllo a terra per quattro missioni dello Space Shuttle. Non è un dettaglio marginale: significa che mentre noi guardavamo i lanci in televisione, Francesco era parte del sistema che teneva quegli astronauti al sicuro. Ha lavorato al CERN di Ginevra, sviluppando sistemi real-time con tecnologia FPGA. È titolare di sei brevetti concessi, quattro in attesa di approvazione. Ha insegnato Biosensori alla Temple University di Philadelphia. È autore di tre libri e di oltre cinquanta pubblicazioni scientifiche internazionali. E adesso insegna Ingegneria del Suono all’Università degli Studi di Napoli Federico II, dove forma la prossima generazione di ingegneri e innovatori.
Quando si parla di fuga di cervelli, si dimentica spesso che c’è anche chi sceglie di tornare, o di non andarsene mai del tutto, portando però con sé l’esperienza del mondo. Francesco è questo: un napoletano che ha toccato le vette della ricerca globale e ha scelto di restare radicato alla sua città, di insegnare qui, di innovare qui.
SOAVE nasce da questa doppia anima: rigore ingegneristico di altissimo livello e sensibilità artistica profonda, perché Francesco è anche musicista e compositore. Il progetto ha coinvolto realtà come e-voluzione Srl, ETT SpA e la Fondazione Haydn di Trento e Bolzano, con il supporto del Centro di Competenza Meditech nell’ambito del PNRR. Una squadra italiana, un’idea napoletana, un riconoscimento mondiale.
Sono felice per lui. Ma non sono sorpreso. Chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo percorso sapeva già tutto questo.
Bentornato sul podio, Francesco. E benvenuta, Italia, nel futuro della musica.
