Dopo l’incidente tra un peschereccio cinese e due unità della guardia costiera giapponese nei pressi delle isole Senkaku, la Cina bloccò per circa due mesi le esportazioni di terre rare verso il Giappone. All’epoca Tokyo dipendeva da Pechino per oltre il 90% delle proprie importazioni di questi materiali. L’embargo provocò il panico nell’industria, in particolare nel settore automobilistico, e i prezzi globali delle terre rare aumentarono di dieci volte nel giro di un anno.
Quella crisi rappresentò uno shock strategico. A differenza di altri paesi industriali, che in quegli anni considerarono l’episodio come una tensione circoscritta o temporanea, Tokyo lo interpretò come un segnale strutturale: la dipendenza eccessiva da un unico fornitore, per di più un rivale regionale, costituiva un rischio esistenziale per una economia avanzata e fortemente industrializzata. Da quel momento il Giappone ha cambiato radicalmente strategia. Il governo varò un pacchetto straordinario di misure: investimenti in tecnologie per ridurre l’uso di terre rare, sviluppo di materiali alternativi, potenziamento del riciclo, acquisizione di partecipazioni in miniere all’estero – in particolare in Australia, con il sostegno al gruppo Lynas – e creazione di scorte strategiche.
Grazie a questa politica, la dipendenza dalla Cina è scesa progressivamente, fino a toccare negli ultimi anni una quota intorno al 50%, un risultato che nessun altro è riuscito a ottenere con la stessa efficacia. Il fattore decisivo per il successo della strategia è stato l’approccio integrato.
Il Giappone non si è limitato a cercare nuovi fornitori, ma ha lavorato contemporaneamente su più fronti: riduzione dei consumi, innovazione tecnologica, riciclo, investimenti all’estero, stoccaggio strategico. Le imprese giapponesi, con il sostegno pubblico, hanno investito nello sviluppo di magneti che utilizzano quantità inferiori di disprosio. Parallelamente, sono stati promossi programmi di ricerca su materiali alternativi. Questo aspetto è fondamentale: ridurre la dipendenza non significa solo cambiare fornitore, ma anche diminuire il fabbisogno strutturale.
Scorte, innovazione e vantaggio competitivo
Un altro fattore fondamentale, secondo gli analisti, è lo stoccaggio. Il governo giapponese ha creato riserve strategiche di terre rare per attenuare eventuali interruzioni temporanee delle forniture. Questa scelta, apparentemente semplice, richiede però una visione di lungo periodo e una disponibilità di capitale che non tutti i Paesi hanno voluto o potuto mobilitare. Le scorte non eliminano la dipendenza, ma offrono tempo prezioso in caso di shock, consentendo all’industria di adattarsi senza blocchi immediati.


