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A Three Mile Island la centrale nucleare sta per tornare in funzione dopo quasi mezzo secolo dal disastro per alimentare la nostra fame di AI. Siamo andati a vedere che aria tira

di webmaster | Mar 28, 2026 | Tecnologia


Three Miles Island – Londonderry, Three Mile Island, Pennsylvania. Percorrendo la Route 441, le torri di raffreddamento si stagliano improvvisamente all’orizzonte e l’isola appare ancora più protetta e irraggiungibile: una piccola Alcatraz sospesa sul fiume Susquehanna. È la centrale di Three Mile Island, teatro del peggior incidente nucleare civile nella storia degli Stati Uniti, avvenuto il 28 marzo 1979.

È una data impressa nella memoria collettiva del paese. Ancora oggi la gente si ferma davanti alla targa commemorativa che ricorda: “Ci furono fughe radioattive, parte del nocciolo nucleare fu danneggiata e migliaia di residenti evacuarono l’area”. Le ripercussioni sulla salute furono nel complesso limitate: non ci furono morti né feriti direttamente attribuibili all’incidente. Una conclusione che resta però aspramente contestata da associazioni di cittadini e attivisti locali che, negli anni, hanno denunciato un aumento di casi di cancro nell’area. Tuttavia, il disastro sfiorato cambiò radicalmente il dibattito nazionale sul nucleare, imponendo di fatto una battuta d’arresto all’intero settore.

Cosa potrebbe succedere alla centrale di Three Mile Island

Il possibile ritorno in funzione

A quasi mezzo secolo di distanza, è cambiato tutto. L’Unità 2, protagonista dell’incidente, è fuori servizio dal 1979, mentre il reattore 1 (chiuso per ragioni economiche nel 2019) dovrebbe tornare operativo nel 2028.

La riapertura della centrale nasce da un accordo senza precedenti: un’intesa esclusiva di vent’anni tra Constellation Energy e Microsoft. Il colosso di Redmond si è assicurato il 100% dell’energia prodotta, destinandola ai propri data center sempre più energivori. Sul tavolo, la promessa è ambiziosa: energia pulita, emissioni ridotte e una nuova spinta economica per il territorio. Ma non tutti sono convinti.

Le critiche degli attivisti

Hanno cambiato il nome, Crane Clean Energy Center, ma la sostanza è la stessa”, dice Eric Epstein, fondatore del gruppo Three Mile Island Alert, un’organizzazione di cittadini del territorio. “È un impianto zombie: non servirà case o attività locali, ma gli interessi di Big Tech. Noi forniamo acqua e lavoratori, viviamo accanto al rischio, ma non riceviamo alcuna elettricità – prosegue Epstein -. Quello che invece riceviamo sono i rifiuti nucleari”. E sono proprio le scorie a preoccupare gli attivisti locali.

Dopo l’incidente del 1979, il nocciolo fuso e i detriti altamente radioattivi (corium) dell’Unità 2 furono rimossi e trasferiti all’Idaho National Laboratory. L’operazione ridusse il rischio immediato, ma la questione dello smaltimento geologico definitivo resta irrisolta a livello nazionale. Oggi il dibattito si concentra sulla gestione delle scorie (combustibile esaurito) che verrebbero prodotte dalla centrale una volta riattivata: le barre di uranio irradiato verrebbero prima raffreddate nelle piscine del sito e poi trasferite in contenitori a secco (dry cask). È proprio questo stoccaggio locale a preoccupare i residenti: senza un deposito nazionale, l’isola rischia di trasformarsi in una discarica nucleare di fatto permanente.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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