Negli ultimi giorni è emersa una notizia interessante dal Financial Times: il presunto rifiuto di OpenAI a una proposta di Apple avrebbe indirettamente facilitato un nuovo accordo tra Apple e Google. Una vicenda che intreccia strategie aziendali, intelligenza artificiale e la corsa per integrare sistemi avanzati nei dispositivi consumer.
Cosa è successo secondo le fonti
Le fonti citate dal Financial Times raccontano che Apple avrebbe valutato una collaborazione con OpenAI per integrare ufficialmente ChatGPT all’interno dei suoi servizi. Tuttavia, OpenAI non avrebbe accettato l’offerta. Il motivo? Secondo le indiscrezioni, l’azienda guidata da Sam Altman preferirebbe riservare l’uso di ChatGPT ai propri dispositivi e alla propria infrastruttura.
Questa decisione avrebbe spinto Apple a rivolgersi a un’altra big tech: Google. Da qui sarebbe nato, o almeno accelerato, il dialogo che potrebbe portare Gemini, il modello AI di Google, a essere integrato nei dispositivi Apple.
Perché OpenAI avrebbe rifiutato
Anche se non ci sono conferme ufficiali, le motivazioni attribuite a OpenAI sono coerenti con la strategia della società:
- mantenere il controllo totale sull’esperienza ChatGPT;
- valorizzare l’hardware su cui OpenAI potrebbe puntare in futuro;
- evitare che i propri modelli vengano inglobati nell’ecosistema Apple;
- favorire un’espansione autonoma nel mercato consumer;
- differenziarsi dalle altre aziende che cedono licenze AI a terzi.
In sostanza, OpenAI potrebbe voler diventare un punto di riferimento indipendente nel mondo dell’intelligenza artificiale, senza delegare la propria tecnologia a un attore dominante come Apple.
Apple e la ricerca di un partner AI
Apple, pur lavorando da anni su sistemi di machine learning, sembra aver bisogno di una soluzione più matura e competitiva rispetto alle tecnologie dei concorrenti. E con la crescente pressione nel mercato degli smartphone, l’integrazione di un modello conversazionale avanzato è diventata una priorità.
Le alternative sul tavolo, secondo vari analisti, sarebbero:
- Google, con i modelli Gemini;
- Anthropic, con Claude;
- OpenAI, con ChatGPT (ora meno probabile);
- eventuali soluzioni sviluppate internamente da Apple stessa.
La scelta di Google potrebbe essere la più rapida da implementare e la più stabile sul piano delle infrastrutture.
Cosa cambia per gli utenti Apple
Se l’accordo dovesse concretizzarsi, gli utenti potrebbero ritrovarsi un assistente AI molto più potente, integrato direttamente nei servizi di sistema, come:
- Siri;
- Ricerca Spotlight;
- Note e app di produttività;
- Messaggi e comunicazioni;
- strumenti di scrittura e generazione contenuti.
L’obiettivo di Apple sarebbe offrire funzioni avanzate senza rinunciare alla privacy, tema centrale per l’azienda.
Il quadro generale: una corsa a tre
La situazione mostra un mercato in cui tre colossi sono in competizione diretta:
- Apple, che vuole integrare l’AI mantenendo il controllo sull’esperienza utente;
- Google, che punta a far circolare i propri modelli su quanti più dispositivi possibile;
- OpenAI, che vuole costruire un ecosistema proprietario basato su ChatGPT.
Conclusioni
Il presunto rifiuto di OpenAI potrebbe aver accelerato un accordo storico tra Apple e Google, due aziende spesso concorrenti ma pronte a collaborare quando si tratta di evoluzione tecnologica. Nei prossimi mesi potremmo vedere i primi risultati di queste trattative, con un impatto diretto sull’esperienza di milioni di utenti Apple.
Per ora, resta chiaro un punto: l’intelligenza artificiale è diventata il fulcro delle strategie dei grandi colossi tech, e ogni scelta può cambiare gli equilibri del settore.


