Il Pakistan Drought Monitoring System (Pakdms), sviluppato insieme al servizio meteorologico nazionale, alle autorità di gestione dei disastri e ai centri di ricerca locali, utilizza indici di siccità basati su et, aggiornati ogni dieci giorni. Monitorando anomalie e deviazioni rispetto all’uso previsto dell’acqua, l’evapotraspirazione diventa uno strumento predittivo, che segnala stress idrico prima che le colture mostrino danni visibili. Il sistema permette di coordinare le azioni tra province e agenzie, mitigando l’impatto delle crisi idriche e dando tempo ai decisori per pianificare interventi mirati. “Et non sostituisce la conoscenza locale, ma la integra, trasformando dati invisibili in strumenti concreti per proteggere i mezzi di sussistenza”, sottolinea Peiser.
La Fao e oltre 14 Paesi e sfide locali uniche
Dal 2016 la Fao ha reso operativa la produzione di dati et su larga scala con il portale Wapor. Oggi il progetto coinvolge oltre quattordici Paesi in Africa, Asia e America Latina, ognuno con sfide idriche specifiche, legate a infrastrutture, contesto culturale e conoscenze locali. In ciascun Paese, la prima fase dura circa un anno e serve a identificare le priorità nazionali, coinvolgendo ministeri, enti di ricerca e, quando possibile, partner privati. La costruzione di competenze locali è parte integrante del progetto: formare tecnici e istituzioni significa garantire che le applicazioni rimangano operative nel tempo e vengano utilizzate in modo sostenibile.
“Meglio dati robusti e operativi con compromessi di calibrazione, che nessun dato. In molte aree del mondo semplicemente non esistono misurazioni a terra affidabili – spiega Peiser – L’obiettivo è potenziare, non sostituire, le conoscenze indigene e delle comunità”.
Copernicus, dati globali per problemi locali
A rafforzare questo ecosistema arriva la nuova suite di prodotti del Copernicus Land Monitoring Service (Clms), gestito dal Joint Research Centre della Commissione europea e dall’European Environment Agency. I dataset forniscono informazioni globali su evapotraspirazione, flusso di calore latente e sensibile, con risoluzione a 300 metri, aggiornamenti quotidiani o decadali e disponibilità entro 48 ore dalle osservazioni del satellite Sentinel-3.
I nuovi prodotti integrano dati ottici, temperatura superficiale e altezza della chioma (Canopy Height), combinando informazioni che in passato avevano risoluzioni e tempi di acquisizione incompatibili. Per la prima volta, due modelli distinti per stimare l’et – uno basato sul modello Fao/Wapor, l’altro sui flussi di calore – consentono di confrontare e validare le stime. Questo approccio riduce le incertezze e migliora la precisione senza compromettere la scala globale.
Le sfide future riguardano l’integrazione dei dati satellitari ottici e termici, la parametrizzazione per diversi tipi di vegetazione e l’introduzione di misurazioni a terra dove disponibili. L’obiettivo è creare strumenti affidabili e utilizzabili ovunque, dai grandi schemi irrigui alle piccole aree agricole, mantenendo coerenza globale e rilevanza locale.
In un mondo dove la scarsità idrica aumenta e i sistemi agricoli affrontano pressioni crescenti, rendere visibile ciò che prima evaporava senza lasciare traccia rappresenta un cambio di paradigma. Con un ciclo dell’acqua sempre più complesso e imprevedibile, strumenti come questi non solo offrono speranza, ma diventano leve concrete per gestire, ottimizzare e proteggere una risorsa sempre più vitale. Stagione dopo stagione, Paese dopo Paese, il futuro della sicurezza idrica potrebbe non essere più una questione di fortuna, ma di informazione, decisioni intelligenti e azioni guidate dai dati satellitari.


