da Hardware Upgrade :

Detta così, l’idea di sversare dell’acqua radioattiva dentro un Oceano (per quanto vasto esso possa essere) sembra una pessima, pessima idea.

Ed è esattamente quello che devono aver pensato immediatamente Greenpeace, The Guardian, Cina e Corea del Sud e, spostandoci molto più a largo, tutte le nazioni che bagnate dall’Oceano Pacifico, quindi anche l’Australia.

Cercando di mettere un attimo da parte gli allarmismi “di pancia”, proviamo a capire perché il governo giapponese, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) e scienziati indipendenti vedono in questa soluzione la strategia migliore, quali sono i rischi reali e quanta radioattività c’è concretamente nel mondo che ci circonda.

Per prima cosa, di quanta acqua stiamo parlando?

I serbatoi di stoccaggio di Fukushima contengono 1,3 milioni di tonnellate di acqua, pari a circa 500 piscine olimpioniche: quest’acqua non è quella uscita 12 anni fa dalla centrale nucleare, ma è passata attraverso il trattamento di purificazione ALPS (Advanced Liquid Processing System) tante volte quanto è stato necessario per ridurre al minimo (ben sotto la soglia di tolleranza) il materiale pericoloso in essa contenuto.

A monitorare l’avvenuto processo e i valori di sicurezza raggiunti è la IAEA.

Dal momento che il processo di raffreddamento del reattore è ancora in corso, ogni giorno viene prodotta acqua la cui radioattività deve essere abbattuta, per poi venire stoccata in serbatoi; va da sé che prima o poi la si debba rilasciare da qualche parte, perché il processo di stoccaggio non può essere eterno.

Il principale contaminante radioattivo che rimane dopo il trattamento è il trizio, una forma radioattiva di idrogeno: considerando che una molecola di acqua è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno (H2O) è facile intuire come mai, ad oggi, non esista una tecnologia in grado di rimuovere il trizio da essa.

L’ostinato elemento ha un’emivita di 12,3 anni, il che significa che è necessario almeno un secolo prima che la sua radioattività diventi trascurabile.

Da qui ci colleghiamo a quanto detto tre paragrafi sopra: è impensabile stoccare acqua per 100 anni.

Fukushima acqua radioattiva

Non solo i volumi sarebbero troppo grandi per qualsiasi centro di stoccaggio, ma così facendo l’eventualità di un rilascio incontrollato non sarebbe un rischio, ma quasi una certezza.

Come tutti gli elementi radioattivi, anche per il trizio esistono standard internazionali che ne stabiliscono i livelli di sicurezza.

Per i liquidi, questi sono misurati in Bq (becquerel) per litro, dove un Bq è definito come “un decadimento radioattivo al secondo”.

Al momento del rilascio, le autorità giapponesi hanno scelto un limite di concentrazione conservativo di 1.500 Bq per litro, meno di sette volte inferiore al limite raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità di 10.000 Bq per litro per l’acqua potabile.

Fukushima acqua radioattiva

A questo punto è necessario, per capire di cosa stiamo parlando, fare un confronto con la quantità di liquido al trizio che annualmente altre centrali nucleari rilasciano in acqua.

Tutte le centrali nucleari producono del trizio, partiamo da questa premessa, e tutte le centrali scaricano le acque reflue in mare, nell’oceano, o in altri corsi d’acqua.

L’unica differenza, è che Fukushima ha ancora gli occhi del mondo addosso.

I reattori ad acqua bollente, come quelli della centrale giapponese, producono quantità relativamente basse di questo elemento: prima dello tsunami, limite di scarico del trizio era fissato a 22 TBq all’anno, molto al di sotto del livello di allerta.

La centrale nucleare di Heysham, nel Regno Unito, ha un limite di 1300 TBq all’anno perché questo tipo di reattore raffreddato a gas produce molto trizio, pertanto sarebbe impossibile rispettare il valore di Fukushima.

Heysham è in funzione da parecchi decenni (circa 40 anni) durante i quali ha rilasciato trizio senza danni alle persone o all’ambiente.

L’impianto di Fuqing (Cina) ha scaricato 52 TBq nel 2020, mentre l’impianto di Kori (Corea del Sud) ha scaricato 50 TBq nel 2018.

In ognuno dei casi citati la quantità è più del doppio (per quella inglese, molto molto di più) dei volumi della centrale giapponese.

Ampliando il discorso, l’Oceano Pacifico è già radioattivo, indipendentemente dallo scarico delle acque reflue di qualsivoglia centrale nucleare.

Fukushima acqua radioattiva

E a renderlo tale non è il trizio, ma il potassio.

La radioattività oceanica è infatti dovuta principalmente al potassio, un elemento essenziale per la vita e presente in tutte le cellule.

Nell’Oceano Pacifico ci sono 7,4 milioni di PBq di radioattività dal potassio, oltre 1.000 volte maggiore della quantità dovuta al trizio.

Inoltre, per quanto possa ormai suonarci strano, le radiazioni sono estremamente comuni, in effetti quasi tutto è radioattivo, e non per questo necessariamente dannoso.

Fukushima acqua radioattiva

Tornando al trizio, i processi naturali nell’atmosfera ne generano ogni anno 50-70 peta-becquerel (PBq).

Immaginandoli come grammi di elemento puro e usando il fattore di conversione di 1PBq = 2,79 g, ogni anno vengono creati naturalmente 150-200 g di trizio; ad oggi l’Oceano Pacifico ne contiene circa 8,4 kg (3.000 PBq).

La quantità totale di trizio nelle acque reflue di Fukushima è di circa 3g (1PBq).

Le autorità giapponesi non hanno intenzione di rilasciare l’acqua tutta in una volta: ogni anno è previsto il rilascio di 0,06 g (22 TBq) di trizio.

Considerando tutto quanto detto sopra, numeri e dati oggettivi alla mano, è veramente il caso di dire che stiamo parlando di una minuscola goccia dentro un vasto oceano.

Il Governo giapponese annunciò il piano, che inzierà questa primavera, lo scorso anno, in modo da avere abbastanza tempo sia per costruire un tunnel di rilascio, sia per ottenere il sostegno pubblico.

L’opinione pubblica nipponica è molto timorosa nei confronti del nucleare, associato ancora oggi alle bombe atomiche che vennero sganciate sulla popolazione civile nelle ultime settimane della Seconda Guerra Mondiale. Qui l’articolo che vi abbiamo dedicato.

Non mancano le voci discordanti e critiche rispetto al programma di rilascio: il Pacific Island Forum ha incaricato un gruppo di esperti di fornire consulenza e guida tecnica indipendente e aiutare ad affrontare le preoccupazioni sulle acque reflue.

Il panel ha criticato la quantità e la qualità dei dati forniti dalle autorità giapponesi e ha consigliato al Giappone di rinviare l’imminente discarico

Il seminario pubblico del gruppo di esperti (sotto, il video postato su Youtube), secondo voci autorevoli che si sono schierate a favore della decisione del Governo giapponese, presenta solo una parte del contesto.

Nello specifico, non viene menzionato il trizio già presente nell’oceano e il predominio del potassio viene sorvolato.

Inoltre, non vengono presentate correttamente le informazioni riguardanti le prestazioni di ALPS, tralasciando il fatto (importante) che l’acqua contaminata può essere ripetutamente fatta passare attraverso ALPS finché non è sicura per il rilascio.

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