È morto l’attore americano Chuck Norris. Aveva 86 anni e la notizia del suo ricovero in ospedale si era diffusa nelle scorse ore, seguita poco tempo dopo, il 20 marzo, dall’annuncio del suo decesso, comunicato dalla famiglia sui social: “È con la tristezza nel cuore che la nostra famiglia annuncia la scomparsa dell’amato Chuck Norris ieri mattina. Mentre vogliamo mantenere privati ulteriori dettagli, sappiate che era circondato dalla sua famiglia e in pace“, si legge nel post: “Per il mondo era un artista marziale, un attore e un simbolo di forza. Per noi era un marito devoto, un padre e un nonno amorevole, un fratello incredibile e il cuore della nostra famiglia”. Il comunicato poi continua: “Ha vissuto la sua vita con fede, impegno e attenzione per le persone che amava. Attraverso il suo lavoro, la sua disciplina e la sua gentilezza ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo e lasciato un impatto duraturo su molte vite”.
La vita e la carriera di Chuck Norris, dalle arti marziali ai meme
Nato col nome di Carlos Ray Norris a Ryan, in Oklahoma, nel 1940, dopo il liceo si arruolò nella Air Force americana con la quale stazionò in Corea, appassionandosi di karate. Tornato negli Stati Uniti iniziò a insegnare arti marziali, anche a celebrità come Steve McQueen, e dopo aver incontrato il mitico Bruce Lee in un gara, fu lo stesso attore sino-americano a lanciare la sua carriera cinematografica scritturandolo nel cult del 1972 The Way of the Dragon (in italiano L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente). Negli anni Ottanta fu protagonista di numerose pellicole d’azione in cui sfoggiava muscoli e abilità nelle arti marziali, come Rombo di tuono, Delta Force, Una magnum per McQuade, mentre negli anni Novanta consolidò il suo status iconico grazie alla serie tv, molto popolare e replicata anche in Italia, Walker Texas Ranger. Aveva lavorato fino a qualche anno fa, partecipando alla saga The Expendables con Sylvester Stallone.
Ma la popolarità globale di Chuck Norris è in qualche modo stata amplificate, e sicuramente è sopravvissuta agli alti e bassi della fama hollywoodiana, grazie a un fenomeno decisamente inedito: la memeficazione. Nei primi anni Duemila, ancora prima dell’avvento dei social ma già in un momento in cui circolavano newsletter e blog, ottennero grandissima popolarità e una viralità ante litteram i cosiddetti Chuck Norris facts, ovvero battute ricorsive che, prendendo spunto dall’immagine estremamente mascolina, testosteronica e violenta dell’attore, formulavano fatti assurdi e iperbolici. In Italia il fenomeno fu importato da Riccardo Vidoia e Massimo Fiorio, in arte Mist e Dietnam, che gli dedicarono una serie di libri. Ma la forza di queste battute era che chiunque poteva copiare il format e inventarne di nuove: “Chuck Norris non legge libri, li fissa finché non solo loro a dargli le informazioni che vuole”, “Chuck Norris è stato morso da un cobra. Dopo dieci minuti di agonia, il cobra è morto”, “Le lacrime di Chuck Norris curano qualsiasi malanno. Peccato lui non pianga mai”, “Il settimo giorno Dio si riposò. Chuck Norris: ‘Dilettante’”.
Oggi siamo abituati a meme e gif – persino a video fatti con l’AI – che mettono le celebrità in situazioni assurde. Con Chuck Norris si trattò di un caso inedito, quasi un esperimento, anche nella gestione stessa dell’esplosione di un tale fenomeno. Lui dapprima sembrò non farci caso, poi nel 2007 fece causa alla casa editrice Penguin che aveva pubblicato un libro col suo nome e infine finì per abbracciarne lui stesso l’ironia deflagrante, tanto che appunto il suo personaggio in The Expendables è una specie di caricatura della caricatura.


