L'istruttoria dell'AGCM su Booking.com: il ranking come strumento di potere Negli ultimi giorni, la notizia dell'istruttoria avviata dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nei confronti di Booking.com ha acceso un acceso dibattito sull'influenza del ranking nel mercato digitale.…
L’istruttoria dell’AGCM su Booking.com: il ranking come strumento di potere
Negli ultimi giorni, la notizia dell’istruttoria avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nei confronti di Booking.com ha acceso un acceso dibattito sull’influenza del ranking nel mercato digitale. Non si tratta solo di una questione legata alla trasparenza delle pratiche commerciali, ma di un’interrogazione più profonda sul potere che deriva dalla visibilità online. In un sistema dominato da piattaforme, la posizione di un’offerta non è mai casuale; essa può davvero orientare le scelte dei consumatori, trasformando un semplice “ranking” in un fattore di mercato determinante.
Il nodo del ranking e dei programmi “Partner Preferiti”
Il 22 aprile 2026, l’AGCM ha annunciato ufficialmente l’apertura di un’inchiesta su Booking.com e le sue controllate per presunti comportamenti scorretti nei confronti dei consumatori. Il cuore del problema risiede nel fatto che Booking.com promuove le strutture appartenenti ai programmi “Partner Preferiti” e “Partner Preferiti Plus” come scelte di qualità, mentre in realtà questi programmi sembrerebbero favorire le strutture che versano commissioni più alte. Questa strategia non solo può ingannare i consumatori, spingendoli a optare per opzioni più costose, ma rischia di alterare la percezione di qualità e convenienza nel settore dell’ospitalità.
L’AGCM, pertanto, evidenzia come la comunicazione visiva e il posizionamento dei risultati di ricerca possano creare un impressione di serietà e qualità, anche quando ciò non corrisponde alla verità dei criteri di selezione. La questione si fa ancora più complessa quando teniamo in considerazione la fiducia che gli utenti ripongono nelle piattaforme, abituati a interpretare la posizione di una struttura come indice di merito.
La questione della trasparenza e della concorrenza
Il lessico utilizzato nei programmi di Booking.com, in particolare il termine “preferito”, evoca un senso di selezione che può ingannare il consumatore. Questo impiega la piattaforma come un filtro di fiducia, suggerendo che le strutture listate abbiano superato mediamente gli standard qualitativi, mentre in pratica il criterio di ammissione potrebbe essere più economico che meritocratico. L’effetto di questa dinamica non è da sottovalutare: da un lato, il consumatore si fida della piattaforma; dall’altro, le strutture ricettive competono in una corsa già segnata dall’intermediario.
In Italia, dove il settore turistico è cruciale per l’economia, questa mancanza di trasparenza rischia di alterare la concorrenza e svilire l’intero panorama delle offerte. Il rischio è che i piccoli operatori, che non possono permettersi commissioni elevate, vengano schiacciati sotto il peso di una comunicazione commerciale che avvantaggia chi è disposto a pagare di più.
Il valore dell’istruttoria per il mercato digitale
La procedura avviata dall’AGCM non riguarda solo Booking.com ma ha implicazioni ben più ampie, estendendosi a tutti quei marketplace e piattaforme digitali che utilizzano ranking e raccomandazioni. Questo evento ci offre l’occasione per riflettere sulla giuridificazione della visibilità digitale: il modo in cui le piattaforme presentano le informazioni può alterare la percezione del valore, incidendo sulle scelte di milioni di consumatori.
È fondamentale che i consumatori siano messi in guardia e informati riguardo ai meccanismi che regolano tali programmi. La questione non si limita a un’analisi degli annunci pubblicitari, ma investe la natura stessa del mercato online, dove la fiducia e la reputazione hanno un peso significativo.
Conclusione
In conclusione, l’istruttoria dell’AGCM su Booking.com rappresenta un passo importante per una maggiore regolamentazione e trasparenza nel mercato digitale. La questione principale è quella della sincerità dei criteri di selezione delle offerte. Se la visibilità viene commercializzata come una misura di qualità, è essenziale che questa impressione non venga alimentata da interessi economici che sviliscono il mercato e la fiducia dei consumatori. È fondamentale che le piattaforme stesse vengano sottoposte a un controllo rigoroso per garantire non solo la trasparenza, ma anche la lealtà nelle relazioni commerciali e nei confronti dei consumatori italiani.
