Al confine tra Turchia e Grecia c’è una nuova enorme crisi migratoria



Da Wired.it :

Dopo la decisione del presidente turco Erdoğan di aprire i confini tra Turchia e Unione Europa, sono migliaia i rifugiati siriani che hanno provato a raggiungere Grecia e Bulgaria: potrebbe diventare la più grave crisi umanitaria degli ultimi anni

(Photo by ANGELOS TZORTZINIS/AFP via Getty Images)

Nella notte tra l’1 e il 2 marzo un gruppo di 220 migranti provenienti dalla Turchia hanno provato a raggiungere l’isola di Lesbo a bordo di vari gommoni. I residenti e attivisti di estrema destra, come mostrato dalle immagini diffuse sui social dai volontari e dai giornalisti presenti sul luogo, hanno cercato di respingere, spesso in maniera violenta, i richiedenti asilo. Nello stesso tempo decine di migliaia di persone si sono messe in marcia per attraversare il confine a nord tra la Turchia e la Grecia, nei pressi del fiume Evros, mentre Atene ha risposto col lancio di lacrimogeni e lo stop temporaneo all’accoglimento di domande d’asilo.

Sono numerosi i feriti e, secondo quanto riporta il quotidiano greco Ekathimerini, sono morti anche un bambino nel tentativo di sbarco a Lesbo e un uomo siriano a nord. Quanto sta accadendo nell’isola, dove già si trovano decine di migliaia di rifugiati, è solo la punta dell’iceberg del caos politico e sociale che si è venuto a creare all’indomani dell’annuncio, da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, dell’apertura dei confini del paese per permettere ai migranti di raggiungere l’Unione Europea. Attualmente, secondo quanto riferito su Twitter dal ministro degli Interni turco Suleyman Soylu, sarebbero quasi 100mila i migranti che hanno deciso di lasciare la Turchia, attraverso la provincia di Edirne, per raggiungere la Grecia e la Bulgaria, ma la stima è ritenuta molto gonfiata per interesse dei turchi, che secondo gli osservatori internazionali usano i migranti come arma politica per ricattare l’Ue: secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni si tratta di 13mila persone.

La decisione di Erdogan

Il lasciapassare di Erdoğan al confine nord con la Grecia e la Bulgaria è arrivato dopo l’uccisione, il 27 febbraio, di 36 soldati turchi a sud di Idlib, capoluogo dell’unica provincia della Siria ancora sotto il controllo dei ribelli, dove la Turchia sta combattendo contro l’esercito siriano di Bashar al Assad e il suo alleato, la Russia.

Episodi come questo hanno aumentato l’insofferenza del paese nei confronti dei migranti in Turchia (oggi soltanto quelli provenienti dalla Siria sono circa 3,7 milioni in tutto il paese), ma il motivo dell’apertura della frontiera è tutto politico: Erdogan, in cerca di fondi e alleati per continuare la sua campagna in Siria, cerca di fare la voce grossa minacciando di riversare milioni di persone alla frontiera con l’Europa (che nel 2016 ha siglato un accordo bilaterale con la Turchia per l’esternalizzazione del controllo dei suoi confini: in sostanza, dei migranti della rotta si sarebbe dovuta occupare Ankara, e ora Erdogan lamenta che la Ue non avrebbe mantenuto le sue promesse in cambio di questo ruolo). L’equilibrio di questa zona appare, ora più che mai, precario e sta esplodendo in quella che potrebbe diventare la più grave crisi umanitaria degli ultimi anni.

Il ruolo dell’Unione Europea

In questo complicato quadro politico ci sono in gioco gli interessi di tre paesi: Siria, Russia e Turchia. La Turchia chiede l’appoggio dell’Unione Europea e per farlo, come detto, utilizza i migranti. Il messaggio è chiaro: se l’Europa continua a rimanere fuori dalle azioni militari in Siria, la Turchia non rispetterà più gli accordi sul blocco dei flussi migratori. La prima a rispondere è stata la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen: “La Commissione” – ha twittato sul suo profilo ufficiale – “sta seguendo con grande preoccupazione e da vicino la situazione. La nostra priorità di assicurare che Grecia e Bulgaria abbiano il nostro pieno supporto in questo momento”.

Una situazione in continua evoluzione

Il confine tra Turchia e Grecia è stato chiuso da recinzioni di filo spinato e controllato costantemente dai militari ellenici per impedire che altri rifugiati raggiungano l’Europa. Le autorità greche hanno già respinto 10mila migranti, tra cui molte donne e bambini (anche molto piccoli), e il premier ellenico Kyriakos Mītsotakīs ha annunciato che non verranno accettate nuove domande di asilo per il prossimo mese. I profughi sono stati invitati  a “non tentare di entrare illegalmente in Grecia perché saranno respinti”, e ai cellulari che si agganciano alle celle intorno al confine vengono inviati sms che invitano a tornare indietro.

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[Fonte Wired.it]