Come segno di distensione dopo la destituzione di Maduro, il nuovo governo venezuelano guidato da Delcy Rodriguez, ex numero due del presidente arrestato dagli Stati Uniti, ha acconsentito alla liberazione di molti prigionieri venezuelani e stranieri.
Il caso Trentini
Il 15 novembre 2024 Trentini era in viaggio dalla capitale Caracas a Guasdualito, nel sudovest del Venezuela, quando è stato fermato a un posto di blocco ed è stato arrestato insieme all’autista che guidava l’automobile, Rafael Ubiel Hernández Machado. A quel punto è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, vicino a Caracas, dove il regime di Maduro è solito imprigionare gli oppositori politici e le persone in qualche modo considerate sovversive. Secondo le associazioni per i diretti umani, in Venezuela sono incarcerati tra gli 800 e i 900 prigionieri politici.
Le accuse contro Alberto Trentini non sono state formalizzate inizialmente. Successivamente contro di lui è stata mossa l’accusa di cospirazione, usata dal regime venezuelano di Maduro per imprigionare cittadini di origine straniera. Poi usati come moneta di scambio con i paesi di origine per aggirare i blocchi commerciali e le pesanti sanzioni economiche contro Caracas, che hanno messo ko l’economia del Venezuela.
Per molti mesi la famiglia di Alberto Trentini non ha ricevuto notizie, fino a una prima, breve chiamata il 16 maggio 2025, durante la quale il cooperante ha rassicurato la famiglia sulla sua condizione di salute. Poi una fine a luglio. A settembre, invece, la visita dell’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito, che aveva dichiarato di averlo trovato “in buone condizioni, anche se un po’ dimagrito”. Una terza chiamata è avvenuta il 9 ottobre.
A novembre il ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil in una intervista alla Cnn aveva affermato di conoscere il caso del cooperante italiano, di sapere che è sotto processo e ha persino affermato che i suoi diritti non sono stati violati: “C’è una causa in corso, che continuerà”. Una porta in faccia alle negoziazioni condotte dall’Italia per riportarlo a casa.
La famiglia di Alberto, assistita dall’avvocata Alessandra Ballerini, non ha mai smesso di reclamare l’immediata liberazione. A metà novembre, in occasione di una conferenza stampa a Milano, la madre Armanda Colusso aveva dichiarato: “Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto col governo venezuelano. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Mi sorge spontanea una domanda: se fosse stato un loro figlio l’avrebbero lasciato in prigione un anno intero?”. E aveva aggiunto: “Per arrivare all’obiettivo della liberazione di Alberto doveva esserci, e invece non c’è stato, un gruppo coeso e motivato di persone che doveva mirare a uno stesso risultato, invece sono qui, dopo 365 giorni, a esprimere la mia indignazione, perché sono certa che non si è fatto quel che era necessario e doveroso fare per la liberazione di Alberto. Sono stata troppo paziente ed educata ma ora la pazienza è finita”. Alberto Trentini è stato liberato dopo oltre 400 giorni di carcere.


