Alitalia, come sarà la newco della cordata Fs-Delta-Mef-Atlantia


Confermato l’ingresso della società dei Benetton nel salvataggio della compagnia di bandiera. Ma cosa succede ora? E qual è il rilancio nell’accordo tra i nuovi azionisti?

The Alitalia Boeing 777 jetliner transporting Pope Francis prepares to take off from Fiumicino airport on February 3, 2019, as the Pope is on his way to a three-day visit to the United Arab Emirates. – The United Arab Emirates prepares to warmly welcome Pope Francis, marking the first ever papal visit to the Arabian Peninsula. (Photo by Tiziana FABI / AFP) (Photo credit should read TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Atlantia (ma non era una società “decotta” per il vice premier pentastellato Luigi Di Maio?), che doveva essere esclusa dalla gestione delle autostrade, entra nell’affaire Alitalia. Certo sembra più un ingresso “forzoso”, forse uno scambio contrattuale per evitare di perdere le preziose concessioni austradali in vigore fino al 2038 che Di Maio dice di voler comunque revocare (“Sulla revoca della concessione ad Autostrade non indietreggiamo di un solo centimetro”).

Ma tant’è, il pasticcio societario sembra essersi sgonfiato.

Il consiglio di amministrazione delle Ferrovie dello Stato ha scelto Atlantia del gruppo Benetton quale quarto partner nella ennesima cordata per salvare Alitalia.

Messa definitivamente in soffitta la stagione dei “capitani coraggiosi”, troppo numerosi e dove nessuno era chiamato a giocare un ruolo decisivo, le Fs in una nota hanno fatto sapere di aver individuato Atlantia quale partner da affiancare a Delta airlines e al ministero dell’Economia e delle finanze (Mef).

Il ritorno dello Stato imprenditore

Il pendolo delle privatizzazioni dopo 30 anni, dopo la famosa crociera del Britannia nel Tirreno con a bordo i rappresentanti della finanza della City londinese che diede il via alla stagione delle privatizzazioni in Italia e allo smantellamento dell’Iri, torna verso il ritorno dello Stato in economia. Di Maio sostiene che “lo Stato continuerà ad avere la maggioranza assoluta dell’azienda e quindi anche il controllo della newco”. Vedremo nei prossimi mesi.

Sono state escluse le altre tre offerte consegnate all’advisor dell’operazione, Mediobanca, tornata sugli scudi con questa operazione che è la madre di tutte le future riorganizzazioni dell’industria italiana: quelle del gruppo Toto (Airone), di Claudio Lotito (presidente della Lazio F.C.) e di Germàn Efremovich, proprietario della compagnia colombiana Avianca con sede legale nella tanto chiacchierata, per la scarsa trasparenza, Panama. “Possiamo dire di aver posto le basi per il rilancio di Alitalia”, ha detto soddisfatto il ministro dello Sviluppo economico Di Maio. È proprio così?

La scadenza di settembre

L’Alitalia, come compagnia di bandiera, portava il 50% dei turisti stranieri nel Belpaese negli anni d’oro, oggi ne porta appena il 12%. È ancora necessario affidarsi a una compagnia di bandiera, dopo il fallimento di Swissair e la sua successiva vendita a Lufthansa? La scommessa è di tutt’altro tipo. Il piano industrale è molto ambizioso, perché punta sulle possibili sinergie tra i quattro gruppi coinvolti, due pubblici e due privati, con il gruppo delle Fs, statale sì, ma abituato alla concorrenza.

Certo la data ultima è il 30 settembre, e fino a quella data i “quattro moschettieri” dell’aria potrebbero decidere di tirarsi indietro in ogni momento. Ma ora tocca a loro trovare il bandolo della matassa che ha visto ormai numerosi tentativi falliti alle spalle: come? Premesso che l’uso del condizionale è preferibile quando si parla di Alitalia questa volta gli aspetti industriali potrebbero prevalere.

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La nuova società

Le quote della futura società non sono ancora definite, ma si ragiona su una ipotesi che vedrebbe Fs e Atlantia con il 35% ciascuno. Il Mef dovrebbe avere il 15%, come Delta. A conti fatti la nuova Alitalia avrà lo Stato al 50% e i privati al 50%, uno strano animale, un ircocervo.

Il capitale della new company potrebbe raggiungere la cifra di un miliardo di euro. L’asso nella manica della nuova newco è che Atlantia gestisce non tanto le austrade per l’ ma l’hub di Alitalia, quello di Fiumicino, che è appena stato definito come miglior aeroporto d’Europa da un sondaggio internazionale. Questa è la vera scommessa sul piatto: trovare una sinergia logistica e innovativa tra aeroporti, ferrovie e voli.

Meno concorrenza nei cieli Usa

Negli Stati Uniti dopo la crisi del settore dell’aviazione civile iniziata dopo l’attacco alle Torri gemelle di New York. Le autorità americane alla concorrenza, con pragmatismo e senza ideologie, hanno consentito alle quasi cento società aeronautiche allora presenti nel mercato di fondersi per sostenere i costi per la maggior sicurezza e ridursi a poche decine.

Oggi uno di questi giganti dei cieli, come la Delta Airlines, una delle maggiori compagnie al mondo – 44 miliardi di dollari di ricavi nel 2018 e fatturato in salita anche nel 2019 – entra per merito dell’amministratore delle Fs, Gianfranco Battisti, nel consorzio di Alitalia. Delta vorrà difendere la sua golden share sui voli atlantici, quelli più redditizi, mentre Atlantia potrebbe chiedere di aprire rotte verso i ricchi mercati asiatici e punterà a ridurre i costi di gestione, così come ha fatto in Aeroporti di Roma.

Da valutare anche un maggior ruolo dell’aeroporto di Malpensa, una richiesta che potrebbe arrivare dall’altro socio di governo, la Lega di Matteo Salvini, che sul dossier Alitalia sembra essere rimasto per troppo tempo silente e ai margini. Lufhansa, il colosso tedesco che non aveva nascosto mire su Alitalia, non a caso non ha un solo hub in Germania, ma più di uno, e questa scelta potrebbe essere seguita anche dalla nuova newco di Alitalia, associando a Roma Fiumicino anche Milano Malpensa, porta aperta al ricco mercato degli imprenditori globetrotter della Pianura padana.

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