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Da Wired.it :

“Nel 2011 ho incontrato Massimiliano Viel, un compositore milanese che io avevo conosciuto negli anni 80 quando facevo corsi in Francia con Stockhausen e altri compositori. Mi ricordavo che lui era di Milano, ho cercato il suo indirizzo e l’ho ritrovato. Mi ha avvicinato a nuovi ascolti, e mi ha fatto sentire gli Oval e altri progetti progetti di questa musica elettronica non accademica ma al tempo stesso sperimentale. All’inizio ero prevenuto, perché per esempio la techno non l’ascolto, non è il genere che mi appassiona, invece questa musica è sperimentale, l’ho sentita e mi ha coinvolto. Mi ha incuriosito e dopo ho trovato dei musicisti che mi sembravano corrispondere anche alla mia ricerca personale, sul suono, sulla forma e quindi ho scoperto un universo sonoro che non mi aspettavo”.

E all’acousmonium come ci è arrivato?

“La prima volta che Giovanni Cospito mi parlò dell’acousmonium pensavo che sarebbe stato impossibile farlo. Avevamo fatto l’octofonia, non l’avevo mai usata in due anni, non potevo andare dalla Fondazione Culturale San Fedele e proporre l’acousmonium. Però dopo ci siamo incontrati diverse volte con Giovanni e abbiamo capito che lo si poteva fare partendo da tantissimi materiali che avevamo in sala. Allora ci sono venute tante idee e siamo riusciti a realizzarlo perché l’octofonia ce l’avevamo già, avevamo anche il surround del cinema, un impianto JBL e recuperando l’altro impianto dismesso e acquistando alcune cose noi, Eraldo Bocca ci ha costruito l’acousmonium ritrovandoci con una cinquantina di altoparlanti. È stata una bellissima esperienza perché è dipesa da materiale valido che invece di buttarlo, di lasciarlo negli scantinati, nei depositi, siamo riusciti a riciclare, a fare questi impianti e a equilibrare tutto”.

Quanto tempo vi è servito per regolare l’impianto?

“È servito molto tempo perché abbiamo studiato proprio acusticamente lo spazio e piano piano abbiamo fatto un primo concerto nel 2012 dove abbiamo visto che l’inaugurazione dell’acousmonium – che era ancora un prototipo molto rudimentale con un sacco di altoparlanti che piazzavamo lì con i treppiedi in varie parti della sala – era stata accolta molto bene e ci aveva impressionato. Ed è lì che abbiamo capito, insieme con tutti questi collaboratori, che era un settore da approfondire. Ero convinto della validità musicale di questi compositori mentre prima ero prevenuto e dopo c’è stata questa riconsiderazione. Abbiamo capito che c’era una domanda forte e noi con la nostra esperienza, Giovanni Cospito e gli altri, potevamo costruire una programmazione un po’ diversa perché ognuno ha un suo itinerario, un suo percorso con proposte differenti. La nostra era connotata da questo accento particolare sulle esperienze dell’ascolto immersivo”.

Che ricordi ha?

“Ho dei ricordi molto forti di quella serata a gennaio: è stata una cosa sorprendente per noi perché abbiamo fatto un programma con Bernard Parmegiani un capolavoro della musica acusmatica e dopo avevamo anche messo tanto dei campioni, di Aphex Twin e degli Autechre tanto per far ascoltare questa musica ma in una dimensione spaziale immersiva. Era un prototipo con una ventina di casse per capire pure noi come funzionasse. Per me è stata un’esperienza molto forte e una cosa che non avevo mai vissuto prima. La sala si è riempita e altrettante persone erano rimaste fuori. Abbiamo deciso il giorno stesso che mercoledì prossimo ne avremmo fatta un’altra per loro e sono tornate”.



[Fonte Wired.it]