L’Alpine A390 era parcheggiata all’ombra, nello spazio dell’aeroporto di Malaga riservato agli eventi speciali. Il piazzale rifletteva un bianco quasi accecante e, dentro quella luce, una sequenza infinita di A390 Blu Alpine è emersa come una coreografia pensata all’ultimo minuto. Erano tante, tutte allineate, tutte identiche, tutte pronte a essere scelte. Mi sono avvicinato alla prima della fila e il concierge, con l’aria di chi recita una battuta imparata eppure sinceramente divertita, mi ha chiesto: “Di quale colore la desidera?” “Blu per questa volta, gusto per differenziarmi”, gli rispondo.
Una fastback con le ruote da crossover
Da vicino, la A390 GT mostra un carattere che la rende immediatamente riconoscibile. Il frontale è teso, affilato, studiato con la precisione di un volto che deve colpire a colpo sicuro. I gruppi ottici Cosmic Dust hanno la lucidità di uno sguardo che ascolta e valuta: i quattro elementi anteriori si accendono con un’intelligenza quasi narrativa. Le linee del cofano scendono pulite, dritte verso un punto immaginario, mentre le prese d’aria laterali danno l’idea di un corpo in movimento anche quando tutto è fermo. La fiancata fastback da 462 cm è una lama morbida: una curva continua, senza esitazioni, che si chiude in un posteriore preciso, regolato su quella firma triangolare che diventa un marchio visivo. Da dietro, la A390 GT si comporta come una sportiva che ha scelto la sobrietà invece dell’esibizione, cosa rara in un’epoca di forme gridate.
Dentro, la promessa continua. L’abitacolo è rigoroso, compatto, funzionale. I sedili, con il poggiatesta integrato e la scocca posteriore in fibra di carbonio accolgono, con fermezza ma senza prepotenza: trattengono il corpo in velocità e restano confortevoli nei tratti più lunghi. La posizione di guida è bassa, raccolta, e restituisce la sensazione di essere realmente “dentro” l’auto e non posato sopra, con una visuale ampia che permette di dominare la strada. La plancia misura bene il rapporto tra estetica e funzione: comandi leggibili, strumentazione chiara, materiali coerenti, nessuna ricerca inutile dell’effetto.
Digitalizzazione sì, ma senza eccessi
Non c’è un elemento che domina sugli altri. Tra le mani del driver il volante multifunzione in pelle a tre razze. Sulla destra gli elementi dell’infotainment, sulla sinistra quelli degli ADAS. Sotto, rispettivamente abbiamo il pulsante delle modalità di guida e la manetta RCH per gestire la frenata rigenerativa. Sopra, in rosso, la leva OV (Overtake) per il book in accelerazione. La parte digitale si comporta con maturità. Il doppio schermo con Android Automotive risponde senza esitazioni. Navigazione, funzioni dell’auto, impostazioni: tutto si raggiunge in pochi gesti, senza mai dover pensare a cosa si stia facendo. L’impianto Devialet aggiunge una profondità sorprendente: un suono che non è solo pulito, ma armonioso, calibrato per riempire lo spazio senza invadere la guida. Un dettaglio che racconta un tipo di elettrico diverso, capace di interpretare la tecnologia come alleata e non come distrazione.

