Amazon, in due anni ha raddoppiato i suoi magazzini in Italia



Da Wired.it :

Nella sua analisi Agcom ha sottolineato come Amazon, forte della sua posizione di primo venditore di beni online, “è in grado di ottenere dagli operatori di consegna sconti maggiori di quelli che potrebbe negoziare qualunque altro venditore online”. Secondo l’authority, per un operatore di consegna su due, Amazon è il primo cliente per fatturato e per due operatori su tre, rientra comunque tra i primi tre clienti per fatturato“. Parliamo delle principali aziende del settore: Poste, Ups, Dhl, Fedex-Tnt. Alcune delle quali, secondo Agcom, hanno modellato la loro organizzazione “per assicurarsi un rapporto di fornitura privilegiato con la piattaforma”. 

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Le assunzioni e gli scioperi

L’anno scorso il gruppo ha dichiarato ricavi per 7,25 miliardi di euro, su cui pagare 345 milioni di imposte, e ha creato 12.500 posti di lavoro a tempo indeterminato. Di questi, più della metà, 7.250, si concentra negli otto grandi centri di smistamento (oltre a Castel San Giovanni, Passo Corese, Vercelli, Torrazza Piemonte, Castelguglielmo, Colleferro, Novara e Cividate al Piano). Il colosso ha anticipato che entro la fine dell’anno assumerà altre 500 persone (oltre alla rete logistica, Amazon ha in Italia uffici amministrativi, un centro per il servizio clienti a Cagliari, laboratori che studiano il riconoscimento vocale per Alexa e un centro di innovazione per la logistica a Vercelli). Solo per l’Abruzzo si stimano mille assunzioni in tre anni. 

Ciononostante alcuni fornitori delle consegne ribollono. Tanto che per il 26 novembre, giorno del Black Friday, i sindacati del settore trasporti (Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti) più le imprese della logistica federate in Assoespressi hanno annunciato uno sciopero generale. Michele De Rose spiega che la richiesta è di abbassare carichi e ritmi di lavoro, divenuti insostenibili. I carichi possono arrivare fino a 200 pacchi al giorno, con 130-140 stop da effettuare in 8-9 ore”. Magari senza pausa, se il traffico è impazzito. Le richieste all’azienda sono di ridurre l’orario di lavoro settimanale da 44 a 42 ore, per arrivare a 39 in una seconda fase; assicurare i posti di lavoro in caso di cambi di appalto; introdurre premi di risultato; rendere più trasparente l’uso dei dati per valutare le performance dei fattorini. 

Amazon rivendica che “i corrieri sono assunti da fornitori di servizi di consegne al livello G1 del contratto nazionale dei trasporti e logistica con un salario d’ingresso pari a 1.658 euro lordi al mese per i dipendenti a tempo pieno, e oltre a 300 euro netti mensili come indennità giornaliera”. E rispetto ai carichi di lavoro spiega di mettere “a disposizione dei suoi fornitori di servizi una tecnologia di pianificazione delle rotte che prende in considerazione diversi fattori, come il traffico, per determinare quante consegne un autista possa effettuare in sicurezza. Gli autisti sono liberi di decidere se seguire o meno le indicazioni fornite, ma sulla base dell’esperienza questa tecnologia si è dimostrata uno strumento efficace di pianificazione dell’itinerario. Oltre il 96% delle rotte effettuate in Italia viene completato entro la conclusione dell’orario lavorativo e, frequentemente, con largo anticipo”. L’azienda confida che le trattative in corso si concludano positivamente, con il ritiro dello sciopero.

L’Agcom vuole più poteri di controllo

Quello del lavoro è uno dei settori che Agcom si propone di vigilare di più, nella bozza di provvedimento per regolare il settore ora in consultazione. L’autorità, che da tempo vuole stringere sul mercato ecommerce, chiede agli operatori di spedizioni con più di 50 milioni di fatturato annuo (Amazon ma non solo) la consegna regolare dei contratti dei corrieri e dei magazzinieri più i listini prezzi aggiornati. Un pacchetto specifico riguarda invece l’azienda di Jeff Bezos, alla quale si chiede trasparenza sulle condizioni economiche delle consegne che Amazon effettua in proprio, quelle che affida a terzi e sull’offerta bundle (vendita online più spedizioni). Una stretta pensata per controbilanciare il duplice potere dell’azienda, piattaforma di vendita e al tempo stesso operatore logistico.

L’Italia non è il solo Paese dove i lavoratori di Amazon minaciano di incrociare le braccia. Scioperi sono stati annunciati in Germania. Mentre Oxfam, Greenpeace e la coalizione Amazon workers international hanno annunciato presidi in 20 paesi al grido di Make Amazon pay, chiedendo di alzare i salari e ridurre le tecnologie di controllo dei dipendenti. 

Proxemics va offline

Proprio in Italia, come confermano a Wired fonti sindacali e l’azienda stessa, a fine ottobre è stato disattivato Proxemics, il sistema di intelligenza artificiale introdotto a maggio 2020 per misurare il rispetto delle distanze di sicurezza tra i magazzinieri e calcolare il tasso di occupazione nella aree comuni. E da sempre contestato dai sindacati. Attraverso la rete di videosorveglianza interna, l’algoritmo misurava la distanza dei pixel di immagini sfocate e valutava che i parametri di sicurezza fossero osservati. L’Ispettorato del lavoro aveva dato il via libera, ma solo temporaneamente per via della situazione di emergenza pandemica. Con l’introduzione del green pass, tuttavia, Amazon ha modificato le sue politiche di sicurezza nei magazzini, per esempio riducendo il distanziamento (da 2 metri a uno). E Proxemics è stato spento.

[Aggiornamento: successivamente alla pubblicazione di questo articolo, lo sciopero proclamato da Cgil, Cisl, Uil e Assoespressi è stato revocato per raggiunti accordi con Amazon]



[Fonte Wired.it]