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Anche gli antichi romani usavano il trapianto fecale, nell’ampolla feci e olio di timo (e la ricetta è di Galeno)

di webmaster | Feb 5, 2026 | Tecnologia


Oggi lo chiamiamo trapianto fecale. In passato, spesso si utilizzavano eufemismi e giri di parole. Il succo non cambia: le feci, umane e animali, sono utilizzate in medicina da migliaia di anni. Anche nell’antica Roma erano parte integrante dell’armamentario di tinture e unguenti con cui si curavano infiammazioni, infezioni, problemi cutanei e intestinali, almeno stando alle testimonianze lasciateci da antichi medici e sapienti come Galeno e Plinio il Vecchio. Prove dirette dell’utilizzo terapeutico delle feci nella medicina romana però non se ne erano mai trovate. Almeno fino ad oggi: una ricerca pubblicata di recente sul “Journal of Archaeological Science: Reports descrive infatti, per la prima volta, il ritrovamento di tracce fecali in un’antica ampolla romana del secondo secolo, custodita nel museo di Bergama, in Turchia (l’antica Pergamo, città natale di Galeno).

La scoperta – racconta Cenker Atila, professore di archeologia dell’università di Cumhuriyet che ha partecipato allo studio – è arrivata un po’ per caso, con il ritrovamento di alcune fiale di forma allungata, o “unguentarium”, nell’archivio del museo, al cui interno erano chiaramente visibili delle incrostazioni di colore scuro. Le fiale, ancora sigillate, risalivano al secondo secolo d.C., e venivano tipicamente utilizzate per custodire profumi e unguenti ad uso cosmetico o medicamentoso. Incuriositi dalla possibilità di scoprirne il contenuto dopo quasi due millenni, Atila e alcuni colleghi hanno deciso di analizzare i residui utilizzando la Gascromatografia-Spettrometria di Massa, un tecnica che permette di scomporre una sostanza nei suoi componenti e di identificarne il profilo molecolare.

Le analisi hanno confermato la presenza di coprostanolo e 24-etilcoprostanolo, sostanze prodotte unicamente nei processi digestivi, e caratteristiche delle feci umane e animali. I livelli dei due biomarcatori hanno permesso ai ricercatori di identificare la loro provenienza: feci umane. In aggiunta, è emersa la presenza di un’altra sostanza, il carvacrolo, contenuto nell’olio di timo. Tutto considerato, gli autori della ricerca ritengono che il contenuto dell’unguentarium fosse un olio medicamentoso composto, tra le altre cose, da feci umane e olio di timo. Una sorta di trapianto fecale ante-litteram.

I risultati si allinenano a perfezione con le formulazioni descritte da Galeno e da altri autori classici – scrivono gli autori dello studio – e questo suggerisce che simili rimedi non erano solo teorizzati nei testi, ma prodotti materialmente”. A dirla tutta, le ricette più classiche di rimedi fecali galenici prevedevano, di norma, l’utilizzo di feci animali. Almeno in un caso – sottolineano gli esperti turchi – il grande medico romano ha descritto una formulazione contenente feci umane: in particolare, quelle di un bambino nutrito di soli lupini, pane e vino, considerate probabilmente meno sporche e malsane di quelle di un adulto dalla dieta sregolata.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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