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Apple ATT, come una funzione pro‑privacy è diventata un “abuso di posizione dominante”

di webmaster | Feb 27, 2026 | Tecnologia


Apple ATT contro il Garante, la sfida continua. In attesa dell’esito del ricorso già proposto da Apple, la vicenda della multa di Agcm (l’Autorità garante della concorrenza e del mercato) nei confronti dell’azienda statunitense per “abuso di posizione dominante” continua a far discutere. La sanzione di 98.635.416 euro comminata dall’antitrust italiana ha infatti colpito una funzionalità di iOS pensata per garantire la privacy e la sicurezza degli utenti, che secondo l’authority avrebbe però l’effetto collaterale di penalizzare le applicazioni di terze parti. Ma di cosa stiamo parlando esattamente e quale livello di protezione offre la funzione App Tracking Transparency (ATT) finita nel mirino di Agcm?

Come funziona il blocco del tracciamento

Nella pratica, Apple ATT prevede la comparsa di una finestra ogni volta che un utente utilizza per la prima volta un’app installata su iPhone o iPad, chiedendo se si voglia consentire il tracciamento delle attività online. Gli aspetti che tocca l’eventuale blocco sono due: l’accesso all’identificativo pubblicitario (Idfa) e il tracciamento cross-app / cross-site. Idfa è un codice univoco che identifica il dispositivo a scopi pubblicitari. Il tracciamento in modalità “cross”, invece, è la tecnica che permette di incrociare i dati da diverse app o siti web per ottenere più informazioni sull’attività dell’utente. La combinazione tra i due consente di tracciare qualsiasi attività in maniera trasversale.

Nella pratica, se usiamo tre differenti applicazioni (per esempio un social network, un’app meteo e una di e-commerce), tutti i dati possono essere incrociati dalla per migliorare il livello di profilazione. Immaginiamo di fare una passeggiata. Pubblichiamo un selfie con i nostri compagni di viaggio, controlliamo il meteo per verificare che il tempo non peggiori e, quando ci rendiamo conto che le scarpe che stiamo usando sono troppo vecchie diamo un’occhiata alle offerte per un nuovo modello.

Incrociando i dati, in sintesi, è possibile sapere cosa stiamo facendo, dove siamo e cosa vogliamo comprare. Un grande vantaggio per inserzionisti e aziende, un incubo a livello di privacy per chi lo subisce. Tanto più che questi dati possono essere venduti ai data broker e, di conseguenza, circolare anche oltre il perimetro delle applicazioni che eseguono direttamente il tracciamento. E non si tratta soltanto di soggetti interessati a profili di marketing. Nel caso di Tangles, la piattaforma usata negli Stati Uniti dall’Ice per tracciare la posizione di qualsiasi dispositivo sul territorio Usa, questi dati consentono di alimentare un vero e proprio strumento di spionaggio che sfugge anche ai controlli della magistratura.

I rilievi dell’authority

Dal suo esordio, ATT ha incassato il favore di molti soggetti impegnati per la privacy, compreso  – segnala Apple – quello della Commissione europea e del Garante per la protezione dei dati personali italiano. Lo strumento, però, non ha convinto Agcm. Il motivo? Secondo l’autorità garante della concorrenza e del mercato violerebbe l’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Ue. In altre parole, l’introduzione di ATT rappresenterebbe un “abuso di posizione dominante”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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