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Apple ha introdotto nuovi strumenti
di verifica dell’età per conformarsi alle normative
internazionali che impongono restrizioni sull’accesso dei minori
ai contenuti digitali. Da qualche ora, in Australia, Brasile e
Singapore, gli utenti non potranno scaricare app classificate
“18+” senza una conferma dell’età basata su metodi certificati.
Come da nota ufficiale, per supportare gli sviluppatori in
questa transizione, Apple ha rilasciato l’Api Declared Age Range
su iOs, iPadOs e macOs, i sistemi operativi di iPhone, iPad e
Mac. Si tratta di uno strumento che permette alle app di
modificare in autonomia i permessi di utilizzo, a seconda di
nuove norme, che interessano paesi e mercati specifici, dove
sono in vigore le restrizioni. Non saranno raccolti dati
sensibili ma solo indicatori generici.
Cambio di passo anche per gli Stati Uniti. Nello Utah e in
Louisiana, tra maggio e luglio, i minorenni dovranno collegare i
propri account a quelli dei genitori, rendendo la condivisione
della fascia d’età un requisito tecnico imprescindibile per il
funzionamento delle app.
Nonostante l’obiettivo sia la protezione dei minori da predatori
e rischi finanziari, il provvedimento solleva critiche sul
fronte della privacy. Organizzazioni come la Electronic Frontier
Foundation avvertono che la raccolta di dati sull’età, se mal
gestita, potrebbe creare database vulnerabili capaci di
collegare l’identità reale degli utenti alle loro abitudini di
navigazione. Solo qualche giorno fa, due report separati hanno
puntato il dito contro la piattaforma di riconoscimento Persona,
usata anche da LinkedIn, Roblox e Discord. Per i report, lo
strumento avrebbe diffuso in rete, su un server accessibile al
governo degli Stati Uniti, informazioni sensibili di oltre 2
mila persone.
FP


