Un secondo test di prova, condotto il 19 febbraio, ha invece dato esito positivo. In una nota, l’agenzia spaziale ha spiegato di aver caricato 700mila galloni di propellente liquido senza registrare perdite. “Durante la prova, i team hanno monitorato attentamente le operazioni di rifornimento di idrogeno liquido, che si erano rivelate complesse nei test precedenti. Le concentrazioni di idrogeno gassoso sono rimaste al di sotto dei limiti consentiti, rassicurando gli ingegneri sulle nuove guarnizioni installate nell’interfaccia che convoglia il carburante verso il razzo”, ha spiegato la Nasa.
Nel corso di una conferenza stampa successiva, i responsabili della missione hanno confermato ai media che la nuova data provvisoria per il decollo sarebbe stata il 6 marzo. Il 20 febbraio tuttavia il team non è riuscito a far fluire correttamente l’elio attraverso il veicolo, un problema già riscontrato durante i test della missione Artemis 1. Tra le possibili cause, Isaacman ha indicato difetti a un filtro, a una valvola o a una piastra di collegamento.
“Ci sono molte differenze tra gli anni Sessanta e oggi, ed è legittimo che le aspettative siano elevate considerando il tempo e le risorse investite in questo programma”, ha commentato il capo della Nasa. “Lo ripeto, il presidente [Donald Trump] ha concepito Artemis come un programma pensato per andare ben oltre quanto gli Stati Uniti riuscirono a realizzare con Apollo. Torneremo nei prossimi anni, costruiremo una base sulla Luna e intraprenderemo quelle che dovrebbero diventare missioni continue verso e dall’ambiente lunare”.
Nel corso dei 10 giorni di missione, la capsula Orion si spingerà più lontano di qualsiasi altra navicella con equipaggio, superando al sesto giorno il record di 400.171 chilometri stabilito da Apollo 13. Il rientro si concluderà con l’ammaraggio nell’oceano Pacifico, al largo delle coste di San Diego, in California.
Sebbene non sia previsto un allunaggio, che spetterà invece alla missione Artemis 3, questo secondo lancio riveste un’importanza cruciale. Il suo successo servirà a dimostrare che la Nasa dispone delle capacità tecniche necessarie per tornare sulla Luna e aprire una nuova fase dell’esplorazione spaziale.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.


