Il riferimento è ovviamente alla Cina, che ha a sua volta lo sguardo puntato sulla Luna. “È standardizzando la configurazione dei veicoli, aumentando la frequenza dei voli e procedendo verso gli obiettivi in modo logico e graduale che nel 1969 siamo riusciti in ciò che sembrava impossibile. Ed è così che ci riusciremo di nuovo”, ha aggiunto Isaacman.
“Ci affidiamo alla saggezza di chi ha progettato il programma Apollo”, ha commentato Amit Kshatriya, amministratore associato della Nasa. “La sequenza dei voli di Artemis deve servire a far crescere le capacità della missione in modo progressivo“.
La differenza tra Apollo e Artemis
I continui richiami ad Apollo non sono semplici evocazioni nostalgiche. “Ogni passo deve essere abbastanza grande da permettere progressi concreti, ma non così ampio da comportare rischi inutili, alla luce dell’esperienza già acquisita”, ha spiegato Kshatriya. Lo storico programma che portò per la prima volta gli esseri umani sulla Luna adottò la stessa logica. Apollo 9 ebbe il compito di testare i sistemi di atterraggio lunare nell’orbita terrestre bassa, mentre Apollo 10 ripeté lo stesso tipo di verifiche in un’orbita vicina alla Luna.
Altrettanto evidente è però anche la differenza di passo. Se Artemis 1 è stata lanciata il 16 novembre 2022, a più di tre anni di distanza il suo successore non è ancora partito, a causa di diversi rinvii e ritardi. Tra Apollo 9 e Apollo 10 trascorsero invece solo pochi mesi, così come tra Apollo 10 e Apollo 11, la missione che portò per la prima volta esseri umani sulla superficie lunare.
Come passare dunque da un lancio del programma Artemis ogni tre anni a uno ogni dieci mesi? La Nasa guidata da Isaacman ha proposto di cambiare la logica operativa del programma, adottando un modello quasi industriale basato su tre assi principali: riutilizzo, produzione in serie e semplificazione della catena di lanci. L’idea di fondo è che il modulo lunare e i sistemi associati non vengano riprogettati per ogni missione, ma evolvano attraverso blocchi standardizzati.
Un altro elemento chiave riguarda l’accelerazione della produzione del Sistema di lancio spaziale (Sls), cioè il razzo, il cui sviluppo attualmente è lento e costoso. Per realizzare lanci ogni dieci mesi sarebbe necessario ottimizzare la produzione, accelerare le certificazioni e, soprattutto, stabilizzare l’infrastruttura nell’orbita lunare affinché diventi un nodo logistico permanente. In altre parole, la Nasa punta a trasformare Artemis in una catena di approvvigionamento spaziale continua, in cui veicoli, equipaggi e finestre di lancio vengano sincronizzati in modo più indipendente dagli sviluppi specifici per ogni singola missione.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.


