Attenzione alla plastica, ecco la mappa delle sostanze che possono far male


Oltre che sull’ambiente la plastica può avere effetti negativi anche sulla salute. Oggi i ricercatori forniscono una mappa delle sostanze chimiche più tossiche e stimolano i consumatori a chiedere sempre maggiore trasparenza

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(foto: Steohab Boehme/EyeEm via Getty Images)

L’interesse scientifico, mediatico e del pubblico generale è spesso puntata sulle microplastiche e sul loro impatto sull’ambiente e sulla salute umana. Vista la centralità e l’attualità di questo tema è importante anche non dimenticarsi di prestare attenzione ai potenziali pericoli legati alla plastica, in particolare a com’è fatta. A ricordarcelo, oggi, è un gruppo di ricerca di cui fa parte la Noewegian University of Science and Technology (Ntnu), che ha divulgato una guida con le sostanze plastiche da evitare e quelle invece meno dannose. I risultati sono pubblicati sulla rivista Environmental Science and Technology.

Il problema, riferiscono gli autori, è che la plastica è un miscuglio di varie sostanze ed è difficile riconoscerle e identificarle chimicamente tutte. I produttori spesso non conoscono l’esatta composizione – chiarisce Martin Wagner dell’Ntnu – ma anche se è nota non sono tenuti a renderla nota nel dettaglio (salvo alcuni casi, come composti vietati).

I ricercatori, per questo, hanno voluto approfondire la questione analizzando 8 tipi di plastica che compongono oggetti di uso comune, come bottigliette, vasetti dello yogurt e spugne per la doccia. Non è stato facile neanche per i ricercatori identificare i composti contenuti nella materia plastica e su un totale di 1400 sostanze scoperte sono riusciti a riconoscerne 260. Tre dei quattro vasetti di yogurt esaminati, ad esempio, contenevano composti chimici tossici. I ricercatori hanno mostrato che il Pvc (cloruro di polivinile, in Italia vietato dal 1999 nelle bottigliette d’acqua, negli imballaggi e nei giocattoli e in altri oggetti) e il poliuretano hanno il livello di tossicità maggiore. Mentre il Pet (polietilentereftalato) e il polietilene ad alta densita (Hdpe) erano meno nocivi.

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(foto: Teleman84, Wikimedia Commons)

Le categorie da evitare sono quelle etichettate nei codici del riciclaggio con il codice #3, che corrisponde al Pvc, e quelle con il #7, che sono “altri tipi di plastiche”.

Studiando le varie materie plastiche su colture cellulari, gli autori hanno individuato effetti di tossicità generale (in 6 oggetti su 10), di stress ossidativo (in 4 su 10) e di interferenza endocrina (in 3 su 10). Ma fra i prodotti studiati ce n’era uno che era molto meno tossico degli altri: un esempio incoraggiante – commenta Wagner – del fatto che una plastica più sicura è già sul mercato e di come, anche grazie all’azione dei decisori politici, si possa andare sempre più in questa direzione.

In generale, la plastica è composta da polimeri che solitamente sono prodotti da sostanze derivate dal petrolio, anche se oggi alternative green possono essere trovate più facilmente rispetto al passato. Allo stesso modo in cui possiamo proteggere l’ambiente possiamo anche ridurre i rischi per la salute, come spiegano i ricercatori del PlastX, il progetto dell’istituto Isoe (Institute for Social-Ecological Research) in cui rientra lo studio di oggi. Secondo i ricercatori è bene introdurre nella propria routine le seguenti regole:

1. rifiutare di acquistare oggetti di plastica non necessari e ridurre la propria esposizione e l’impatto sull’ambiente, ad esempio acquistando prodotti freschi e sfusi piuttosto che imballati.

2. Evitare i prodotti in Pvc laddove possibile, che sono etichettati con il #3 nel codice del riciclo e tutti gli altri tipi di plastica etichettati con il #7 perché non è nota la loro composizione.

3. i consumatori possono o dovrebbero chiedere plastiche più sicure. Un modo per farlo è di chiedere ai rivenditori trasparenza rispetto alla composizione di un prodotto, incluse tutte le sostanze chimiche contenute.

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