L’Australia Costringe Big Tech a Pagare per le Notizie: Una Nuova Legge con Tassa del 2,25%

Con una mossa decisiva, il governo australiano ha presentato un progetto di legge volto a garantire che le grandi aziende tecnologiche come Meta, Google e TikTok contribuiscano finanziariamente al settore del giornalismo. Questo provvedimento mira a colmare il divario lasciato dall’assenza di compensi per le notizie condivise o ripubblicate sulle piattaforme digitali.

Una Tassa Necessaria per il Settore dei Media

Il ministro delle Comunicazioni, Anika Wells, ha sottolineato durante una conferenza stampa che sempre più persone si informano attraverso social media e motori di ricerca. La legge, nota come News Bargaining Incentive (NBI), prevede un’imposta del 2,25% sui ricavi locali delle aziende tecnologiche, a meno che queste non raggiungano accordi commerciali con i publisher australiani. In effetti, per ogni contratto siglato con le testate, l’aliquota fiscale può scendere fino all’1,5%. Si stima che tale iniziativa potrebbe immettere tra i 200 e i 250 milioni di dollari australiani a sostegno del giornalismo locale.

Questa legge non è una novità: è il secondo tentativo da parte del governo australiano di costringere le piattaforme digitali a finanziare i media. Nel 2021, infatti, era stato introdotto il News Media Bargaining Code, che però consentiva a Big Tech di eludere i pagamenti semplicemente rimuovendo le notizie dalle loro piattaforme. Nel 2024, Meta ha scelto proprio questo percorso, causando ampie riduzioni di personale nei redattori australiani.

Un Cambiamento Strategico

Il NBI rappresenta un’evoluzione significativa rispetto al precedente codice: non c’è più possibilità di escamotage per le piattaforme, che saranno tassate indipendentemente dalla presenza di notizie. Il progetto legislativo, annunciato per la prima volta nel dicembre 2024, escluderà anche i servizi di intelligenza artificiale, il cui esame deve avvenire attraverso altri canali legislativi.

La scelta di includere TikTok nei provvedimenti è emblematica di una spinta più ampia da parte del governo per garantire che tutte le piattaforme, non solo quelle tradizionali, contribuiscano al panorama mediatico nazionale. Il vice ministro delle Finanze, Daniel Mulino, ha specificamente notato che le norme riguardanti l’IA sono allo studio separatamente.

Un Diritto Nazionale Sottolineato

Le tensioni con gli Stati Uniti, in particolare con l’amministrazione Trump, non sono mancate. Le autorità americane hanno contestato le imposte sui servizi digitali applicate a società statunitensi, avvertendo paesi come il Regno Unito e ora l’Australia di possibili ritorsioni. Tuttavia, il primo ministro Anthony Albanese ha ribadito che le decisioni del suo governo saranno sempre orientate al bene nazionale.

Se la legge verrà approvata, le piattaforme avranno tempo fino a luglio per conformarsi. Questo potrebbe avere repercussioni significative anche per gli operatori e i lettori italiani, dato che i temi della giustizia retributiva nel settore dell’informazione sono sempre più attuali anche nel nostro paese. Le esperienze degli altri stati, come Canada e Brasile, mostrano che il percorso è irto di difficoltà ma necessario per la tutela dei diritti dei giornalisti.

Conclusione: Un Passo Avanti nel Settore Informativo

La proposta australiana segna un passo audace verso l’equilibrio tra Big Tech e il mondo dell’informazione. In un contesto globale sempre più dominato dai colossi digitali, la lotta per una compensazione equa per il lavoro giornalistico non è solo un affare interno, ma un segnale importante per altri paesi, Italia compresa. L’auspicio è che simili iniziative possano portare a un riconsiderazione delle dinamiche di potere nel panorama delle notizie, garantendo un’informazione di qualità per tutti.